lunedì 8 maggio 2017



Per indicare che un'azione non è conclusa, ma continua, si protrae nel presente:

  • Ci pensi ancora?
  • Stavo ancora scrivendo.




Per indicare che un'azione non si era conclusa, ma continuò, si protrasse nel passato:

  • C'era ancora la lira allora.


Per indicare che un'azione non si è conclusa, ma continuerà, si protrarrà nel futuro:

  • Ci ameremo ancora fra vent'anni.


Fin qui, finora; per ora (in frasi negative o interrogative negative):


  • Non è ancora arrivato.
  • Non sono ancora pronti?



Fino ad allora; a quel tempo:

  • Non l'avevo ancora saputo.
  • Ero ancora molto giovane.

Un'altra volta, nuovamente, di nuovo:

  • La tua amica ti ha cercato ancora.


Perfino, anche (usato per rafforzare un comparativo):

  • Questo video è ancora più bello dell'altro.
  • Dobbiamo riuscire a fare ancora meglio di lui.


In qualche modo, bene o male (spesso ripetuto):


  • Lui ancora (ancora) ci riuscirà, ma gli altri?


Ti può interessare sapere come si usano gli avverbi ORMAI e ADESSO?

sabato 6 maggio 2017




Si può entrare direttamente in contatto con un'opera d'arte e si è spesso in grado di apprezzarla, senza necessariamente passare attraverso una mediazione o una preparazione culturale. Tuttavia, percorsi guidati che stimolino lo studente ad interagire con le opere d'arte e che forniscano nello stesso tempo gli strumenti per tentarne un'interpretazione critica accrescono sicuramente il piacere estetico e culturale di questa esperienza. L'accostamento alle opere - selezionate tra i dipinti, le sculture e le architetture più conosciute - avviene attraverso testi facilitati, arricchiti da un glossario specialistico, seguiti da attività linguistiche e da spunti per la riflessione. In ogni capitolo, grazie alle schede sugli artisti e alle note di approfondimento, lo studente trova anche le informazioni utili per comprendere il contesto nel quale le singole opere sono state prodotte e per metterle in relazione con la cultura del tempo. La facilitazione linguistica consente di proporre un viaggio artistico nell'Italia dell'arte attraverso la sua lingua che diventa veicolo e collante per lo studente di italiano.


venerdì 5 maggio 2017


Con valore dimostrativo-relativo; usato sia come soggetto sia come complemento):

  • Chi ha fatto ciò ha fatto bene.
  • Ho trovato chi mi può aiutare.
  • Regalalo a chi vuoi.
  • Non prendertela con chi non ne ha colpa.

Con valore indefinito-relativo:

  • C’è chi dice che sia ancora vivo. 
  • Non trova chi lo possa aiutare. 
  • Non c’è chi riesca a risolvere il problema. 
  • Può andarci chi vuole, chiunque.

Con sfumatura ipotetica o condizionale:

  • Chi mi ama mi segua.
  • Questo compito, (per) chi ci rifletta un po’, non è difficile.


Ormai e adesso
ADESSO

  • In questo momento, al presente, ora.
    Adesso sto studiando.
    Adesso lavora in un supermercato.
    Adesso andiamo al cinema.
    Adesso non posso, sto lavorando.
  • Poco fa, or ora.
    Ho mangiato proprio adesso.
    Arrivo adesso da Roma.
  • Fra poco.
    Dovrebbe arrivare adesso.

ORMAI

  • A questo punto, allo stato attuale.
    Ormai è tempo di decidere.
    Ormai questo colore non è più di moda. 
  • Per sottolineare l'inevitabilità di un'azione.
    Ormai non si può fare più nulla per lui.
    Ormai troppi anni sono passati.
  • Per sottolineare una quantità di tempo trascorso.
    Sono ormai due mesi che non lo vedo.
    Sono già le 22, ormai (siccome sono le 22) è tardi per andare al supermercato.
    Sono due mesi che lavora a questo progetto, ormai (dato che ci lavora da due mesi) dovrebbe averlo completato.
  • Allora, a quel punto (riferito al passato o al futuro)
    Quando arrivò era ormai troppo tardi.
    Quando leggerai questo messaggio sarà ormai mattina.


Ti può interessare sapere come si usa l'avverbio ANCORA?

giovedì 4 maggio 2017


Alcune regole di base:

  • b non si scrive mai doppia davanti al suffisso – ile: amabile, classificabile, improrogabile;
  • g non raddoppia mai davanti a – ione: regione, cagione, prigione, legione;
  • z non si scrive mai doppia:
    - nei nomi terminanti in – ione: masturbazione, vacazione, imprecazione;
    - nei nomi terminanti in – zia, – zie, – zio (malizia, polizia, giudizio, ospizio ecc.) e nei loro derivati (poliziesco, giudiziario, ecc.).
    A questa regola generale vi sono però alcune eccezioni: si scrivono con zz le parole: pazzia, razzia, razziale, carrozziere, tappezziere, corazziere, mazziere;
  • invece, la z si raddoppia sempre nelle parole composte con i suffissi: – ozzo, – uzzo, – izzare, e nei loro derivati: singhiozzo, tozzo, rozzo, merluzzo, puzzo, struzzo, organizzare, organizzatore;
  • la consonante iniziale di una parola raddoppia quando si unisce:
    - alle congiunzioni e, né, se, o (eppure, neppure, seppure, oppure);
    - alle preposizioni a, da, fra, su (alla, dapprima, frapporre, suddetto)
    - agli avverbi là, più, sì, così (laggiù, piuttosto, siffatto, cosiddetto)
    - ai prefissi sopra, sovra, contra (soprattutto, sopravvivere, sovrabbondante, soprannumero, sopralluogo, contraddire, contraccolpo)

Non si ha il raddoppiamento:

  • se la seconda parola che forma il composto inizia con s impura (cioè seguita da consonante): soprascritto, sovrastruttura, contrastante;
  • dopo i prefissi contro-, pre-, tra-, sotto-, intra- (controbattere, controluce, prevedere, precedere, trapiantare, sottoporre, sottobosco, intravedere, intramuscolare).





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