martedì 9 aprile 2030

venerdì 7 giugno 2019



Il Professore Patota ci spiega in questi video quando si usa la virgola.



Quando non va messa la virgola?




Il punto e virgola è un segno di punteggiatura che viene usato per collegare concetti affini, rendere più elegante il tuo stile di scrittura e far risultare più ordinati e ricercati i tuoi scritti - se lo usi a dovere! Se ti interessa sapere come usare correttamente questo - per molti, esoterico - segno di interpunzione, segui i consigli del Professore Patota!



Come si usa la virgola?

I gradi dell'aggettivo


La qualità posseduta dall'aggettivo qualificativo può essere espressa in TRE GRADI DIVERSI:


GRADO POSITIVO Elegante
GRADO COMPARATIVO di MAGGIORANZA Lucia è più elegante di Marta
MINORANZA Marta è meno elegante di Lucia
UGUAGLIANZA Marta è (altrettanto/tanto) - (così) elegante quanto - come Serena
GRADO SUPERLATIVO RELATIVO Lucia è la più elegante di tutte
ASSOLUTO Lucia è elegantissima

Lucia è molto/veramente/tanto/assai elegante


Il comparativo


Comparativo di uguaglianza Luigi è (tanto) gentile quanto suo fratello.

Luigi è (così) studioso come me.
Comparativo di maggioranza Sono più giovane di lui.

La mia casa è più grande della tua.


Marco è più bello di Cristiano.
Comparativo di minoranza Ancona è meno grande di Milano.

Le mie scarpe sono meno comode delle tue.

Oggi Lina è meno simpatica del solito.


Utilizziamo di quando la parola che segue l'aggettivo è un sostantivo, un pronome, un avverbio non preceduti da preposizione.

Si usa più... di o meno... di quando la parola che segue l'aggettivo è un sostantivo, un pronome, un avverbio non preceduti da preposizione, dunque quando paragoniamo due sostantivi o due pronomi, non preceduti da preposizione e quando uno dei due termini di paragone è il soggetto della frase. Esempi:


  • La Germania è più popolosa della Catalogna.
  • Io sono più vecchio di te.
Si usa piùche o meno…che nei seguenti casi:


  • Paragone fra due aggettivi: Quella ragazza è più simpatica che bella.
  • Paragone fra due sostantivi (dove nessuno dei due è soggetto della frase): Mangio più verdure che carne.

  • Paragone fra due verbi: È più bello andare in vacanza che lavorare.
  • Paragone tra due complementi indiretti (nomi/pronomi preceduti da preposizione): Mi piace più mangiare al ristorante che in casa.
  • Paragone fra due avverbi: Meglio tardi che mai.



Il superlativo

Superlativo relativo:


  • Carlo è il ragazzo più intelligente (della classe)/(tra gli altri) (Cfr. comparativo: Carlo è più intelligente degli altri studenti.) Formiamo dunque il superlativo relativo aggiungendo l'articolo determinativo alla forma del comparativo.
Superlativo assoluto:


  • Carlo è molto/tanto/assai intelligente.
  • Carlo è intelligentissimo.
Il superlativo assoluto esprime un alto grado di una qualità, senza paragoni. Si forma anteponendo gli avverbi molto/tanto/assai all'aggettivo o aggiungendogli la desinenza -issimo.



Il superlativo assoluto si può anche formare ripetendo l'aggettivo:
  • Questo problema è facile facile
Comparativi e superlativi irregolari

Grado positivo Comparativo Superlativo relativo Superlativo assoluto
Buono Più buono/Migliore Il più buono/Il migliore Buonissimo/Ottimo
Cattivo Più cattivo/Peggiore Il più cattivo/Il peggiore Cattivissimo/Pessimo
Grande Più grande/Maggiore Il più grande/Il maggiore Grandissimo/Massimo
Piccolo Più piccolo/Minore Il più piccolo/Il minore Piccolissimo/Minimo

venerdì 5 aprile 2019

Uso scorretto di PIUTTOSTO CHE

L'impiego di «piuttosto che» nel senso di «oppure», inizialmente di carattere snob, è divenuto un fenomeno sociolinguistico dilagante, assumendo natura di moda, con il favore del prestigio che molti parlanti attribuiscono ai costumi linguistici settentrionali.






I verbi ANDARE e VENIRE

Il verbo ANDARE indica il movimento verso un luogo in cui non è presente il nostro interlocutore, cioè la persona con cui parliamo.

Ad esempio:
Sai Anna, oggi vado al cinema.
Martedì ho intenzione di andare al mare.
Stasera andiamo al teatro.
La scorsa estate Anna e Laura sono andate in Scozia.
Domani io e Paolo andremo in discoteca.


Il verbo VENIRE esprime il movimento verso il luogo in cui è presente o sarà il nostro interlocutore. indica cioè il recarsi in un luogo in cui si trova o sarà il nostro interlocutore.

Ad esempio:
Vengo a prenderti a casa alle 10.
Vengo a casa tua domani sera.
Vieni in discoteca sabato?
Piero viene alla festa domani? (È chiaro che alla festa ci sia anche io)
La scorsa estate Giorgio e Paola sono venuti in Germania. (È chiaro che in Germania ci fosse anche chi parla)
Sabato verrò con te a cena a casa di Laura.

Vedi: Andare a / Andare in



martedì 2 aprile 2019


1. PURCHÉ
Non importa dove andiamo, purché ci si vada a rilassare.
Purché tu prometta di non finirti tutte le scorte di birra, sei invitato.

2. A PATTO CHE
Ti concederò di uscire a patto che tu studi.
Accetto, a patto che mi lasciate in pace.

3. A CONDIZIONE CHE
Accetto, a condizione che tu mi dia carta bianca.
Ti raggiungerò a condizione che che non piova.

4. OVE
Ove tu decida di uscire, telefonami.
Ove fosse necessario, verrei.

5. QUALORA
Te lo darei, qualora tu lo volessi.
Diteglielo, qualora venga.

Tutte queste congiunzioni richiedo il verbo al congiuntivo!

Impariamo italiano!