martedì 9 aprile 2030

venerdì 19 gennaio 2018


I verbi servili (o modali) sono dovere, potere, volere. Questi verbi reggono l'infinito di un altro verbo, del quale indicano una particolare "modalità" (rispettivamente, la necessità, la possibilità, la volontà):

  • sono dovuto tornare(necessità)non ho potuto aiutarlo (possibilità)
  • Tiziana vuole dormire (volontà)

A sottolineare lo stretto legame tra il verbo servile e il verbo che lo segue, il primo ha per lo più l'ausiliare del secondo:

  • sono tornato / sono dovuto (potuto, voluto) tornare;
  • ho aiutato / ho potuto (dovuto, voluto) aiutare.

Ma è frequente trovare i verbi servili con l'ausiliare avere, anche quando il verbo che reggono richiede l'ausiliare essere:


  • sono tornato / ho dovuto (potuto, voluto) tornare.

In particolare, i verbi servili hanno l'ausiliare avere quando sono seguiti dal verbo essere:

  • ho dovuto (potuto, voluto) essere magnanimo.




Oltre a dovere, potere, volere, reggono l'infinito anche altri verbi come sapere (nel significato di "essere capace di"), preferire, osare, desiderare ecc.:

  • so parlare inglese;
  • preferirei andarci da solo;
  • non osa chiedertelo;
  • desideravamo tornare a casa.

Esempi d'uso:

  • Come, tu non puoi nemmeno assaggiarlo?
  • Ragazzi, questa sera volete andare a mangiare una pizza?
  • Tiziana, puoi accompagnarmi dal parrucchiere oggi alle cinque?
  • In casa nostra, noi figli sia maschi che femmine, dobbiamo aiutare nostra madre.
  • Hanno bisogno di una seconda macchina, ma non possono permettersela.
  • Vi accompagno io. A che ora dovete essere all'aeroporto?
  • L'aereo parte alle sette, ma i passeggeri devono presentarsi un'ora prima.
  • Perché tu non vuoi venire alla festa?

Come si coniugano i verbi servili nei tempi composti assieme a un verbo riflessivo?

Se il pronome riflessivo è legato all'infinito, il verbo servile prende l'ausiliare "avere".
Ho dovuto riposarmi.
Se il pronome riflessivo non è legato all'infinito, il verbo servile prende l'ausiliare "essere".
Mi sono dovuto riposare.

giovedì 18 gennaio 2018

I gradi dell'aggettivo


La qualità posseduta dall'aggettivo qualificativo può essere espressa in TRE GRADI DIVERSI:


GRADO POSITIVO Elegante
GRADO COMPARATIVO di MAGGIORANZA Lucia è più elegante di Marta
MINORANZA Marta è meno elegante di Lucia
UGUAGLIANZA Marta è (altrettanto/tanto) - (così) elegante quanto - come Serena
GRADO SUPERLATIVO RELATIVO Lucia è la più elegante di tutte
ASSOLUTO Lucia è elegantissima

Lucia è molto/veramente/tanto/assai elegante


Il comparativo


Comparativo di uguaglianza Luigi è (tanto) gentile quanto suo fratello.

Luigi è (così) studioso come me.
Comparativo di maggioranza Sono più giovane di lui.

La mia casa è più grande della tua.


Marco è più bello di Cristiano.
Comparativo di minoranza Ancona è meno grande di Milano.

Le mie scarpe sono meno comode delle tue.

Oggi Lina è meno simpatica del solito.


Utilizziamo di quando la parola che segue l'aggettivo è un sostantivo, un pronome, un avverbio non preceduti da preposizione.

Si usa più... di o meno... di quando la parola che segue l'aggettivo è un sostantivo, un pronome, un avverbio non preceduti da preposizione, dunque quando paragoniamo due sostantivi o due pronomi, non preceduti da preposizione e quando uno dei due termini di paragone è il soggetto della frase. Esempi:


  • La Germania è più popolosa della Catalogna.
  • Io sono più vecchio di te.
Si usa piùche o meno…che nei seguenti casi:


  • Paragone fra due aggettivi: Quella ragazza è più simpatica che bella.
  • Paragone fra due sostantivi (dove nessuno dei due è soggetto della frase): Mangio più verdure che carne.

  • Paragone fra due verbi: È più bello andare in vacanza che lavorare.
  • Paragone tra due complementi indiretti (nomi/pronomi preceduti da preposizione): Mi piace più mangiare al ristorante che in casa.
  • Paragone fra due avverbi: Meglio tardi che mai.



Il superlativo

Superlativo relativo:


  • Carlo è il ragazzo più intelligente (della classe)/(tra gli altri) (Cfr. comparativo: Carlo è più intelligente degli altri studenti.) Formiamo dunque il superlativo relativo aggiungendo l'articolo determinativo alla forma del comparativo.
Superlativo assoluto:


  • Carlo è molto/tanto/assai intelligente.
  • Carlo è intelligentissimo.
Il superlativo assoluto esprime un alto grado di una qualità, senza paragoni. Si forma anteponendo gli avverbi molto/tanto/assai all'aggettivo o aggiungendogli la desinenza -issimo.



Il superlativo assoluto si può anche formare ripetendo l'aggettivo:
  • Questo problema è facile facile
Comparativi e superlativi irregolari

Grado positivo Comparativo Superlativo relativo Superlativo assoluto
Buono Più buono/Migliore Il più buono/Il migliore Buonissimo/Ottimo
Cattivo Più cattivo/Peggiore Il più cattivo/Il peggiore Cattivissimo/Pessimo
Grande Più grande/Maggiore Il più grande/Il maggiore Grandissimo/Massimo
Piccolo Più piccolo/Minore Il più piccolo/Il minore Piccolissimo/Minimo

giovedì 4 gennaio 2018



L’alternanza tra i modi indicativo e congiuntivo nelle proposizioni oggettive è regolata da un criterio semantico, cioè di significato:

  • Usiamo l'indicativo per enunciare un fatto certo → sostengo che non è vero; 
  • Usiamo il congiuntivo per enunciare un fatto presunto o probabile → penso che il mio professore sia un genio.


Reggono il congiuntivo i verbi che esprimono "una volizione (ordine, preghiera, permesso), un'aspettativa (desiderio, timore, sospetto), un'opinione o una persuasione", tra cui:
accettare, amare, aspettare, assicurarsi, attendere, augurare, chiedere, credere, curarsi, desiderare, disporre, domandare, dubitare, esigere, fingere, illudersi, immaginare, lasciare, negare, ordinare, permettere, preferire, pregare, pretendere, raccomandare, rallegrarsi, ritenere, sospettare, sperare, supporre, temere, volere.


Richiedono, invece, l'indicativo i verbi che esprimono giudizio o percezione, tra cui accorgersi, affermare, confermare, constatare, dichiarare, dimostrare, dire, giurare, insegnare, intuire, notare, percepire, promettere, ricordare, riflettere, rispondere, sapere, scoprire, scrivere, sentire, sostenere, spiegare, udire, vedere.


Alcuni verbi possono avere l'indicativo o il congiuntivo, con sfumature diverse di significato:

ammettere,
  • ind. 'riconoscere': ammisi davanti al professore che non avevo studiato bene;
  • cong. 'supporre, permettere': ammettendo che tu abbia ragione, cosa dovrei fare?;
badare,
  • ind. 'osservare': cercò di non badare all'effetto che gli faceva quella strana voce;
  • cong. 'aver cura': mi consigliava di badare che non cadessi;
capire, comprendere,
  • ind. 'rendersi conto': non vuole capire che io non sono un suo dipendente;
  • cong. 'trovare naturale': capisco che tu voglia andartene;
considerare,
  • ind. 'tener conto': non considerava che nessuno voleva seguirlo;
  • cong. 'supporre': arrivò a considerare che non ci fossero altre possibilità;
pensare,
  • ind. 'essere convinto': penso anch'io che tu sei stanco;
  • cong. 'supporre': penso che tu sia stanco.








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mercoledì 3 gennaio 2018

Uso di MICA


1) MICA ha la funzione di rafforzare la negazione. Posposto al verbo, equivale a "per nulla" o "affatto":

Non sono mica scemo!
Questa prova non è mica facile!
Non hai mica fatto il lavoro, vero?
Oggi non sto mica bene.
Non sono mica arrabbiata.
Non voleva mica ascoltarmi.



2) Usato senza la negazione, MICA ha valore negativo:

Mica sono matto!
Sono cose vere, mica stupidaggini!

– Stai bene?
– Mica tanto. (= poco, non tanto)

– Com'è questa birra?
– Mica male! (= non male)

Mica Male è una formula usata per esprimere un giudizio favorevole, ammirazione, apprezzamento o approvazione.

Mica male questo computer.
Mica male il libro che mi hai consigliato.
Mica male quella ragazza!
Mica male come idea!

3) MICA può trovarsi prima del verbo e sostituisce la negazione:

Ho promesso di portare i miei bambini al cinema, mica posso deluderli.
Mi avevi detto che avresti lavato i piatti, mica l'hai fatto!
Mica sono stupido.



4) In frasi dubitative o interrogative, MICA ha il significato di forse/per caso:

Hai la fronte molto calda, non avrai mica la febbre?
Non sarai mica arrabbiata?
Hai mica visto le mie scarpe?
Non ti ho mica Interrotta?



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martedì 2 gennaio 2018

Metti alla prova la tua conoscenza della lingua italiana

Prova il tuo italiano svolgendo uno dei nostri 18 test interattivi per valutare il tuo livello di conoscenza della lingua italiana.

I nostri test sono utili sia a stranieri che imparano l'italiano sia a italiani che vorrebbero perfezionare la loro madrelingua.

Ogni test è composto di 20 domande su grammatica e lessico. Al termine si ottiene una valutazione distinta in 4 livelli: principiante, intermedio, distinto e ottimale.

Vai alla pagina dei test!



domenica 31 dicembre 2017

Sgrammaticando

Perché facciamo sempre più errori di italiano? Che hanno fatto di male alle persone il povero congiuntivo e l'infelice «h», che viene messa quando non si deve e tolta quando invece starebbe così comoda al suo posto? Vogliamo poi parlare di po', il troncamento della parola poco, in cui tanti risparmiano sull'apostrofo per scialacquare, magari, in un accento sulla «o» che non serve a nessuno? E apostrofi, accenti, doppie... Una delle strategie più comuni è spargerli a piene mani sulla pagina come petali di rose a una cerimonia, senza curarsi più di tanto di dove andranno a cadere, ma non è una strategia destinata al successo.

Tra scuola e università, e-mail, documenti, report di lavoro, stati Facebook e messaggi su WhatsApp, la forma scritta è sempre più importante nella nostra comunicazione quotidiana, e i nostri scivoloni grammaticali e ortografici si trasformano rapidamente in catastrofi sociali e professionali. In queste pagine scopriremo come evitare di cadere nei tranelli più comuni, come risolvere i dubbi amletici, come dare una rinfrescata al nostro amato italiano riportando alla memoria - e alla punta delle dita -regole comuni e dettagli curiosi in grado di farci apprezzare come mai prima la ricchezza della lingua. Un piccolo manuale che costituisce anche un indispensabile galateo social, per i molti che non vogliono arrendersi alla barbarie linguistica.


Impariamo italiano!