mercoledì 25 giugno 2014

Per scegliere il tempo e il modo giusto nella frase secondaria dobbiamo tener conto di:

  • il tempo del verbo nella frase principale;
  • il rapporto temporale tra la frase principale e quella secondaria;
  • se il verbo della frase principale regge l'indicativo o il congiuntivo.


Presente nella frase principale
(tempi possibili: presente, futuro, imperativo)
Frase principaleFrase secondaria-indicativoRapporto temporale con la principale
Sono sicuro che è stato un errore Anteriore alla principale: passato prossimo.
che hai ragione tu Contemporanea alla principale: presente.
che troverà un lavoro Posteriore alla principale: futuro semplice.
Frase principaleFrase secondaria-congiuntivo Rapporto temporale con la principale
Credo che sia stato un errore Anteriore alla principale: congiuntivo passato.
che abbia ragione tu Contemporanea alla principale: congiuntivo presente.
che troverà/trovi un lavoro Posteriore alla principale: congiuntivo presente/futuro semplice


Passato nella frase principale
(tempi possibili: imperfetto, passato prossimo, passato remoto, trapassato prossimo)
Frase principaleFrase secondaria-indicativoRapporto temporale con la principale
Ero sicuroche era stato un errore Anteriore alla principale: trapassato prossimo
che avevi ragione tu Contemporanea alla principale: imperfetto
che avrebbe trovato un lavoroPosteriore alla principale: condizionale composto
Frase principaleFrase secondaria-congiuntivo Rapporto temporale con la principale
Credevoche fosse stato un errore Anteriore alla principale: congiuntivo trapassato
che avessi ragione tu Contemporanea alla principale: congiuntivo imperfetto
che avrebbe trovato un lavoroPosteriore alla principale: condizionale composto (congiuntivo imperfetto)

La concordanza dei tempi e dei modi significa porre il verbo della frase dipendente al modo e al tempo richiesti dal verbo della frase principale. Il modo: (indicativo, congiuntivo, condizionale, infinito) che il verbo principale richiede Il tempo: (di cui ciascun modo dispone) il tempo dell'azione espressa dal verbo dipendente può essere:
  • contemporanea
  • anteriore
  • posteriore rispetto al tempo del verbo principale.

LA CONCORDANZA DEI TEMPI

Verbo principale al presente
Carlo dice che Anna partirà (parte, partirebbe). DOPO
Carlo dice che Anna parte (sta partendo) per le vacanze. ORA
Carlo dice che Anna è partita (partiva, sarebbe partita). PRIMA

Verbo principale al passato

Carlo ha detto/diceva/disse che Anna sarebbe partita. DOPO
Carlo ha detto/diceva/disse che Anna partiva per le vacanze. ALLORA
Carlo ha detto/diceva/disse che Anna era partita. PRIMA

LA CONCORDANZA DEI MODI

Verbo principale al presente
Carlo pensa che Anna parta. DOPO
Carlo pensa che Anna parta per le vacanze. ORA
Carlo pensa che Anna sia partita. PRIMA

Verbo principale al passato

Carlo ha pensato/pensava/pensò che Anna sarebbe partita. DOPO
Carlo ha pensato/pensava/pensò che Anna partisse per le vacanze. ALLORA
Carlo ha pensato/pensava/pensò che Anna fosse partita. PRIMA

Uso della forma passiva

Osserviamo queste frasi nella loro forma attiva:
  • Marco mangia la mela
  • Marco ha mangiato la mela
  • Marco mangiava la mela
In questi esempi Marco è il soggetto della frase e la mela l'oggetto; in altre parole l'oggetto subisce l'azione del verbo e il soggetto è chi fa l'azione (l'agente). 


Nella forma passiva, invece, il soggetto non è l'agente dell'azione ma la subisce:
  • La mela è mangiata da Marco

Il soggetto della frase attiva diventa il complemento d'agente della frase passiva.

La forma passiva è possibile solo con i verbi transitivi. 


Trasformazione della frase attiva alla passiva 

Trasformiamo una frase dalla forma attiva a quella passiva grazie all'utilizzo di verbi ausiliari, principalmente essere ma anche venire e andare. Esempio: Ascoltare.

Indicativo Presente ascolto > sono ascoltato
Passato prossimo ho ascoltato > sono stato ascoltato
Imperfetto ascoltavo > ero ascoltato
Passato remoto ascoltai > fui ascoltato
Trapassato prossimo avevo ascoltato > ero stato ascoltato
Trapassato remoto ebbi ascoltato > fui stato ascoltato
Futuro semplice ascolterò > sarò ascoltato
Futuro anteriore avrò ascoltato > sarò stato ascoltato
Condizionale Semplice ascolterei > sarei ascoltato
Condizionale Composto avrò ascoltato > sarò stato ascoltato
Congiuntivo Presente che io ascolti > che io sia ascoltato
Passato che io abbia ascoltato > che io sia stato ascoltato
Imperfetto che io ascoltassi > che io fossi ascoltato
Trapassato che io avessi ascoltato > che io fossi stato ascoltato



Uso di Venire come ausiliare.

Con i tempi semplici è possibile utilizzare venire al posto di essere. Esempi:
  • Io mangio la mela / la mela è mangiata da me / la mela viene mangiata da me / io mangiavo la mela / la mela era mangiata da me / la mela veniva mangiata da me / io ho mangiato la mela / la mela è stata mangiata da me
È anche possibile trovare andare come ausiliare, spesso col significato di dover essere. Esempi:
  • Il compito va consegnato entro il 20 ottobre = il compito deve essere consegnato entro il 20 ottobre
Ma anche con un semplice significato passivo. Esempi:
  • Durante l'incendio andarono perduti molti libri = molti libri furono perduti durante l'incendio



Una frase passiva può essere espressa da una costruzione col si. Esempi:

  • Si sono mangiati molti wurst a Berlino = Molti wurst sono stati mangiati a Berlino (da noi)


I connettivi testuali sono paragonabili a ponti che uniscono tra loro frasi, periodi, paragrafi. Sono avverbi, congiunzioni, locuzioni avverbiali, complementi o anche intere frasi che connettono una parte di testo alla successiva ( frasi, periodi, paragrafi) mostrando il rapporto logico che esiste tra di loro. Attenzione! Non sempre i connettivi sono presenti nel testo, a volte una parte di testo è unita ad un’altra da un legame logico sottinteso.

Ecco l’elenco dei connettivi più in uso:

connettivi temporali: indicano ordine cronologico
  • anteriorità: prima, in precedenza, qualche giorno fa, allora, anticamente, una volta, a quei tempi, proprio allora
  • contemporaneità: ora, adesso, mentre, nel frattempo, intanto che, a questo punto, in questo momento, in questo istante.
  • posteriorità: alla fine, successivamente, dopo molto tempo, dopo vario anni, poi, in seguito, quindi.
connettivi spaziali: indicano i rapporti spaziali secondo cui sono costruite le descrizioni o si sviluppano le azioni
  • dove, lì, là, sopra, sotto, verso, in direzione di, a destra, a sinistra, fino a , all’interno, all’esterno.
connettivi logico-causali: indicano una successione
  • in cui la causa precede l’effetto: ne deriva che, di conseguenza, quindi, dunque, pertanto, perciò, da ciò si deduce che, così che
  • o l’effetto precede la causa: dato che, siccome, poiché, perché, dal momento che

connettivi prescrittivi: indicano l’ordine rigorosamente bloccato delle azioni da compiere
  • prima di tutto, innanzitutto, in primo luogo, poi, in secondo luogo, in terzo luogo ecc, infine, in sintesi, in conclusione, insomma, dunque.
connettivi d’importanza: indicano l’importanza delle varie informazioni e stabiliscono tra esse una gerarchia
  • in primo luogo, anzitutto, prima di tutto, a questo punto, inoltre, si aggiunga il fatto che, oltre a questo, oltre a ciò, oltre a quanto è stato detto, poi, infine, non ci resta che, e, anche, pure, nello stesso modo, comincerò.
connettivi di spiegazione: introducono una spiegazione o un’esemplificazione
  • cioè, infatti, ad esempio, in altre parole, per quanto riguarda, tra l’altro, in sintesi
connettivi di opposizione: introducono un’opposizione a quanto si è detto prima
  • ma, invece, ciononostante, malgrado ciò, tuttavia, pure, nondimeno, eppure, mentre, al contrario

connettivi di ipotesi:
  • se è vero che, ammettendo che, nel caso in cui, partendo dal presupposto che, ipoteticamente, poniamo il caso che
anche i due punti hanno la funzione di un connettivo: stanno al posto di cioè, infatti, ad esempio, introducono la causa o la conseguenza di un fatto.

Trapassato remoto

L'indicativo trapassato remoto è un tempo composto che descrive uno stato fatto in sé concluso e anteriore ad altri, per lo più espressi al passato remoto. Si tratta dunque di un tempo "relativo", che normalmente compare in frasi subordinate:
Quando ebbe udito l'assordante fragore, Etelredo brandì la lancia.
Appena ebbi veduto i nuovi disegni, m'imbestialii.

 

Nel sistema dei tempi verbali, la funzione del trapassato remoto si è quasi annullata: esso è ormai impiegato unicamente nello scritto formale e letterario, e può essere sempre sostituito dal passato remoto (Quando udì l'assordante fragore, Etelredo brandì la lancia. Appena vidi i nuovi disegni, m'imbestialii).

Questo tempo è in disuso nel passivo (forme come fui stato mandato, pur teoricamente corrette, suonano sgrammaticate) e nella coniugazione del verbo essere (fu stato, foste stati).


Esercitiamoci!

I gradi dell'aggettivo


La qualità posseduta dall'aggettivo qualificativo può essere espressa in TRE GRADI DIVERSI:


GRADO POSITIVO Elegante
GRADO COMPARATIVO di MAGGIORANZA Lucia è più elegante di Marta
MINORANZA Marta è meno elegante di Lucia
UGUAGLIANZA Marta è (altrettanto/tanto) - (così) elegante quanto - come Serena
GRADO SUPERLATIVO RELATIVO Lucia è la più elegante di tutte
ASSOLUTO Lucia è elegantissima

Lucia è molto/veramente/tanto/assai elegante


Il comparativo


Comparativo di uguaglianza Luigi è (tanto) gentile quanto suo fratello.

Luigi è (così) studioso come me.
Comparativo di maggioranza Sono più giovane di lui.

La mia casa è più grande della tua.


Marco è più bello di Cristiano.
Comparativo di minoranza Ancona è meno grande di Milano.

Le mie scarpe sono meno comode delle tue.

Oggi Lina è meno simpatica del solito.


Utilizziamo di quando la parola che segue l'aggettivo è un sostantivo, un pronome, un avverbio non preceduti da preposizione.

Si usa più... di o meno... di quando la parola che segue l'aggettivo è un sostantivo, un pronome, un avverbio non preceduti da preposizione, dunque quando paragoniamo due sostantivi o due pronomi, non preceduti da preposizione e quando uno dei due termini di paragone è il soggetto della frase. Esempi:


  • La Germania è più popolosa della Catalogna.
  • Io sono più vecchio di te.
Si usa piùche o meno…che nei seguenti casi:


  • Paragone fra due aggettivi: Quella ragazza è più simpatica che bella.
  • Paragone fra due sostantivi (dove nessuno dei due è soggetto della frase): Mangio più verdure che carne.

  • Paragone fra due verbi: È più bello andare in vacanza che lavorare.
  • Paragone tra due complementi indiretti (nomi/pronomi preceduti da preposizione): Mi piace più mangiare al ristorante che in casa.
  • Paragone fra due avverbi: Meglio tardi che mai.


Il superlativo

Superlativo relativo:


  • Carlo è il ragazzo più intelligente (della classe)/(tra gli altri) (Cfr. comparativo: Carlo è più intelligente degli altri studenti.) Formiamo dunque il superlativo relativo aggiungendo l'articolo determinativo alla forma del comparativo.
Superlativo assoluto:


  • Carlo è molto/tanto/assai intelligente.
  • Carlo è intelligentissimo.
Il superlativo assoluto esprime un alto grado di una qualità, senza paragoni. Si forma anteponendo gli avverbi molto/tanto/assai all'aggettivo o aggiungendogli la desinenza -issimo.



Il superlativo assoluto si può anche formare ripetendo l'aggettivo:
  • Questo problema è facile facile
Comparativi e superlativi irregolari

Grado positivo Comparativo Superlativo relativo Superlativo assoluto
Buono Più buono/Migliore Il più buono/Il migliore Buonissimo/Ottimo
Cattivo Più cattivo/Peggiore Il più cattivo/Il peggiore Cattivissimo/Pessimo
Grande Più grande/Maggiore Il più grande/Il maggiore Grandissimo/Massimo
Piccolo Più piccolo/Minore Il più piccolo/Il minore Piccolissimo/Minimo
CHE

Che è un pronome relativo indeclinabile che può essere usato come soggetto o come complemento oggetto. Può far riferimento a persone, cose o situazioni.

Anna è una ragazza che piace a tutti (soggetto).
Anna è una ragazza che tutti conoscono (complemento oggetto).





CUI

Anche cui è un pronome relativo indeclinabile, però a differenza di che, si usa dopo una preposizione.

Ecco la canzone di cui ti ho parlato.
Questa è la ditta per cui ho lavorato.
Ti presento le ragazze con cui frequento il corso di tedesco.

La preposizione a può essere eliminata.

Noémi è la ragazza ungherese (a) cui scrive sempre delle email.

Cui posizionato tra l'articolo determinativo e il nome indica un rapporto di possesso, di appartenenza.

La scrittrice, il cui libro ha avuto così tanto successo, farà una conferenza all'università.
La Norvegia, la cui più grande risorsa è il petrolio, non pensa minimamente di entrare nella UE.




IL/LA QUALE, I/LE QUALI

Questi pronomi relativi possono avere funzione di soggetto e complemento indiretto, preceduti in questo caso da preposizioni. Sono utilizzati in un registro della lingua più formale e soprattutto nella lingua scritta.

Il signor Rossi, il quale ha sempre avuto problemi di insonnia, prende sempre un sonnifero prima di andare a letto = Il signor Rossi, che ha sempre avuto problemi di insonnia… Il signor Rossi, del quale mi parlavi ieri, è stato ricoverato ieri in ospedale = Il signor Rossi, di cui mi parlavi ieri…




CHI

Chi è un cosiddetto pronome doppio: in realtà si tratta di due pronomi, un dimostrativo (colui, quello) e un relativo (che). Non fa riferimento ad un elemento precedente della frase e il verbo che lo segue è alla terza persona singolare.

Chi dorme non piglia pesci.
Conosco chi ti può aiutare.



venerdì 20 giugno 2014



Verbi che reggono la preposizione:
  • riuscire a: Non riesco ad addormentarmi
  • continuare a: Luca continua a studiare
  • partecipare a: Non ho partecipato a quella riunione
  • pensare a: Penso spesso a te
  • iniziare a: Abbiamo iniziato a chiacchierare cinque minuti fa
  • cominciare a: Ho cominciato a studiare l’italiano a maggio
  • mettersi a: Luigi si è messo a studiare seriamente
  • provare a: Voglio provare a fare questo test di italiano
  • restare a: Dai Carlo, resta a mangiare con noi!
  • sbrigarsi a: Sbrigati a vestirti, siamo già in ritardo!
  • rimanere a: Rimani a farmi compagnia questa sera?
  • mandare a: La mamma mi ha mandato a prendere il latte
  • imparare a: Dopo molto tempo, ho imparato a sciare
  • abituarsi a: Devo abituarmi a fare colazione alle otto

  • approfittare di: Approfitta dell'occasione
  • dispiacere di: Mi dispiace di dovere ascoltare questo
  • sapere di: Sa di essere il più intelligente
  • parere di: Pare di sì
  • finire di: Luigi ha finito di fare i compiti molto tardi
  • smettere di: Mio padre ha smesso di lavorare a sessant’anni
  • terminare di: Giorgio ha terminato di studiare tre anni fa
  • accontentarsi di: Per il momento, mi accontento di questo

  • allontanarsi da: Si è allontanato dalla città
  • copiare da: L'ho copiato da questo libro
  • distinguere da: Io mi voglio distinguere da tutti voi
  • dipendere da: Dipende da te decidere quante informazioni vuoi condividere su Facebook
  • pretendere da:  Che cosa si può pretendere da un mondo in cui quasi tutti vivono soltanto perché non hanno il coraggio di suicidarsi! (Arthur Schopenhauer)
  • tradurre da: tradurre dall'inglese all'italiano
  • escludere da: questo prodotto è escluso da qualsiasi sconto


  • contare su: Contiamo su di te
  • leggere su: L'ho letto su questa rivista
  • giurare su: Non giurare su niente

  • pregare per: Pregate per noi
  • dare... per Il risultato, ormai, si può dare per sicuro
Verbi che reggono la preposizione di davanti all'infinito.
  • chiedere: Ti chiedo di non fare questo
  • proibire: Mi hanno proibito di entrare
  • pensare: Penso di uscire domani
  • dire: Mi hanno detto di non comprare il giornale
  • decidere: Ho deciso di rimanere in Italia
  • augurare: Ti auguro di passare un buon fine settimana
  • cercare: Cerca di capirmi
  • accorgersi: Avevo bevuto troppo e non mi sono accorto di avere esagerato
  • dimenticarsi: Alberto si è dimenticato di comprare il pane
  • ricordarsi: Ti sei ricordato di chiudere le finestre?
  • evitare: Il ladro scappò ed evitò così di finire in carcere
  • sperare: Spero di vederti presto
  • temere: L’Italia temeva di perdere la partita contro la Croazia

Verbi che non reggono la preposizione:
  • cambiare: L'anno venturo cambierò macchina
  • sposare: Anna ha sposato Luca
Verbi con doppia reggenza:
  • ringraziare: Ti ringrazio di/per essere venuto
  • scusarsi: Mi scuso di/per non essere intervenuto
  • servire: Questo strumento serve a/per misurare la pressione
  • dispiacere: Mi dispiace di/per aver causato problemi
Uso dell'imperfetto e del passato prossimo

L'imperfetto viene usato per descrivere azioni passate imperfettive, in corso di svolgimento, non interrotte né inscritte in uno spazio temporale definito.

Situazione durativa, descrittiva. Esempi:
  • Il castello era antico e ben conservato
Azione abituale, ripetitiva. Esempi:
  • Da bambino andavo sempre al mare a Senigallia
È il tempo utilizzato per le descrizioni di persone, situazioni, per delineare lo sfondo di una storia.



Il passato prossimo, invece, viene utilizzato per azioni compiute nel passato con effetti nel presente o per azioni definite improvvise che interrompono azioni durative.

Azione compiuta nel passato con effetti nel presente Esempi:
  • Per pranzo ho mangiato una frittata (e adesso sono sazio).
Azione definita improvvisa che interrompe un'azione durativa. Esempi:
  • Guardavo la tv quando il telefono ha squillato.
  • Mentre cenavamo è arrivato Luca.
NB: spesso mentre è seguito dall'imperfetto, quando dal passato prossimo.



Ripassiamo la morfologia dell'indicativo imperfetto:




L'imperfetto viene usato per descrivere azioni passate imperfettive, in corso di svolgimento, non interrotte né inscritte in uno spazio temporale definito.

Situazione durativa, descrittiva. Esempi:
  • Il castello era antico e ben conservato
Azione abituale, ripetitiva. Esempi:
  • Da bambino andavo sempre al mare a Senigallia
È il tempo utilizzato per le descrizioni di persone, situazioni, per delineare lo sfondo di una storia.



Il passato prossimo, invece, viene utilizzato per azioni compiute nel passato con effetti nel presente o per azioni definite improvvise che interrompono azioni durative.


Azione compiuta nel passato con effetti nel presente Esempi:
  • Per pranzo ho mangiato una frittata (e adesso sono sazio).
Azione definita improvvisa che interrompe un'azione durativa. Esempi:
  • Guardavo la tv quando il telefono ha squillato.
  • Mentre cenavamo è arrivato Luca.
NB: spesso mentre è seguito dall'imperfetto, quando dal passato prossimo.




Schema di uso dei tempi passati nelle narrazioni

Imperfetto Eravamo seduti a tavola e mangiavamo tranquillamente. Descrizione della situazione
Passato prossimo All'improvviso ha suonato il campanello, abbiamo aperto e Luca è entrato pieno di regali. Evento che cambia la situazione e che, nella narrazione, porta avanti il racconto.
Imperfetto Tutti erano felicissimi di vederlo. Descrizione delle sensazioni provocate del nuovo evento, commento.



giovedì 19 giugno 2014

I verbi meteorologici
Un tempo, la norma tradizionale prevedeva per i verbi meteorologici l'uso del solo ausiliare "essere".

Ormai i verbi che si riferiscono a fenomeni meteorologici (piovere, grandinare, nevicare, fioccare, diluviare, tuonare, balenare, lampeggiare e simili) utilizzano indifferentemente "essere" o "avere" in qualunque livello di lingua e senza apprezzabili sfumature semantiche. Insomma, le forme "è piovuto" e "ha piovuto" sono corrette entrambe.



Però quando i verbi meteorologici sono usati non in modo impersonale l'ausiliare da utilizzare è "essere":

Sono piovute critiche a non finire per quel che hai fatto!


sabato 14 giugno 2014


Come si trasforma una frase dal discorso diretto al discorso indiretto?


  1. Quando il verbo della frase principale è al presente o al futuro al discorso diretto, il tempo del verbo nella frase dipendente non cambia. Soltanto cambia la persona passando da un discorso all'altro.

    • Giuseppe dice: «Andiamo al mare.» (discorso diretto)
    • Giuseppe dice che vanno al mare. (discorso indiretto)
    • Anna probabilmente dirà: «Tutto andrà bene!» (discorso diretto)
    • Anna probabilmente dirà che tutto andrà bene. (discorso indiretto)
    • Le ragazze dicono: «Abbiamo fatto i compiti.» (discorso diretto) 
    • Le ragazze dicono che hanno fatto i compiti. (discorso indiretto)


  2. Quando il verbo della frase principale è al passato al discorso diretto, cambia il tempo verbale e anche la persona quando si fa la trasformazione al discorso indiretto.

    • Piero ha detto: «Non mi piace questo posto.» (discorso diretto)
    • Piero ha detto che non gli piaceva quel posto. (discorso indiretto)
    • Giorgio ha risposto: «Non dirò niente a Laura.» (discorso diretto)
    • Giorgio ha risposto che non avrebbe detto niente a Laura. (discorso indiretto)
    • Anna disse: «Ho comprato una nuova maglietta» (discorso diretto)
    • Anna disse che aveva comprato una nuova maglietta. (discorso indiretto)




giovedì 12 giugno 2014


La particella ne può fungere da complemento di moto da luogo.
  • Arrivai a Roma il mattino e ne ripartii la sera. 
  • Non posso venire con te alla stazione perché ne vengo or ora. 
  • Avete voglia di andare al cinema? No, non ne abbiamo voglia. 
  • Sono stato da Piero, ma me ne sono andato subito.



La particella ne può fungere da complemento di specificazione.
  • Luigi mi ha parlato di voi. Me ne ha parlato.
  • Ho cambiato la macchina e Carla non se ne è ancora accorta.
  • Ho letto l'articolo e ora ne faccio un riassunto.
  • Luigi e Carlo hanno discusso a Lungo sulle varie teorie degli atomi. Sì, ne hanno discusso a lungo


La particella ne può fungere da complemento partitivo.
  • Qui ci sono almeno quattro problemi. Ce ne sono almeno quattro.
  • Ho visto due mi amiche. Ne ho viste due.
  • Quanti libri hai letto? Ancora ne ho letti pochi.





mercoledì 11 giugno 2014


La particella CI si usa con i verbi seguiti dalle preposizioni A, SU e IN:

La particella CI può fungere da avverbio di luogo:

La particella CI può fungere da complemento indiretto:

La particella CI può fungere da pronome dimostrativo:






  • Quando si ha un verbo modale o fraseologico che regge un infinito, l'ausiliare usato in genere è quello dell'infinito.
    Ho potuto fare
    Sono dovuto uscire

  • Quando si ha un verbo modale che regge un verbo riflessivo o un riflessivo pronominale si ha come ausiliare:

    - essere, quando il pronome è proclitico (posto prima dei due verbi).
    Si è dovuto vestire
    Se ne sono dovuti andare


    - avere, quando il pronome è enclitico (posto dopo i due verbi).
    Ha dovuto vestirsi
    Hanno dovuto andarsene



  • Nella maggior parte dei verbi intransitivi si usa l'ausiliare essere; tuttavia un consistente numero di intransitivi vuole avere.

    - Si usa l'ausiliare avere con i verbi: abitare, agire, avere, sognare, cenare, dormire, giocare, ubbidire, ridere, pensare, piangere, stillare, riposare, soffrire, tossire, gridare, pranzare, ecc.
    Ha avuto molto da fare ieri
    Ho dormito un po', poi sono uscito
    Hanno giocato a lungo nel prato
    Hai pensato veramente a tutto

    - Si usa l'ausiliare essere con i verbi: accadere, capitare, giungere, partire, succedere, andare, costare, impazzire, restare, svanire, arrivare, diventare, invecchiare, rimanere, uscire, avvenire, entrare, morire, scomparire, venire, cadere, essere, nascere, stare, ecc.Sono stato a Roma ieri
    Era accaduto un fatto molto strano
    È nato in campagna
    Erano morti dieci anni prima
    Siamo rimasti fino a notte tarda
    È svanita nel nulla
    Siamo stati insieme a cena
Possono utilizzare sia essere che avere:
  1. I verbi impersonali che indicano fenomeni atmosferici senza sostanziale differenza di significato:
    ha/è piovuto / grandinato / tuonato / gelato / lampeggiato


    Un tempo la grammatica prescriveva per questi verbi l'uso dell'ausiliare essere. Oggi secondo alcune grammatiche, si dovrebbe usare essere quando ci si riferisce al fenomeno in sé, avere quando ci si riferisce alla durata nel tempo del fenomeno.


  2. Alcuni verbi hanno avere o essere a seconda che siano usati transitivamente (cioè che abbiano un oggetto espresso) oppure intransitivamente:
    affondare, calare, cominciare, crescere,  finire, fuggire, guarire, ingrassare, salire, saltare,  scendere, vivere, ecc.

    Ha vissuto una vita modesta – È vissuto fino ai 90 anni
    Ha saltato l'ostacolo – È saltato l'interruttore
    Hanno finito il lavoro – Il lavoro è finito
    Hanno sceso le scale – I prezzi sono scesi molto
    Il professore ha cominciato la lezione – La lezione è cominciata
    Abbiamo risalito il fiume – Siamo risaliti di sopra
    Ha cresciuto i figli in base a sani principi – È cresciuto in campagna
    Ho corso un grave pericolo – È corso a casa

    Quando non è indicata la meta, si usa sempre l'ausiliare avere. Ho passeggiato, ho camminato, ho girato, ecc.
    Gino Bartali ha corso per tutta la vita in bicicletta






Si con valore impersonale

Nella frase:  Si parla e non si fa nulla.

Il verbo è alla terza persona singolare, non ha un soggetto determinato e il si equivale all'indefinito uno.

Si parla, si fa, sono forme impersonali, forme senza soggetto, alla terza persona, introdotta da si (l'ausiliare è sempre essere: Non si è saputo nulla). Questo si  è chiamato si impersonale.

Forme impersonali assai comuni sono:
si dice, si tramanda, si racconta, si sa, si crede, si pensa, si fa, si sta, si parte, si arriva ecc.





Esempi di frasi con il Si con valore impersonale:
  • Tra pochi giorni si festeggia tutti insieme.
  • Spesso si sta fuori fino a tardi.
  • Tra due settimane si andrà in vacanza.
  • Non si sa di cosa parla questo libro?
  • In genere, si parte presto quando si va all'aeroporto.
  • Domenica si va in montagna.
  • Non si deve usare il cellulare in classe. 
  • Per quell'esame si deve studiare molto.  
  • In quel negozio si vendono delle belle scarpe.
  • In quel forno si fa un ottimo pane.  
  • D'estate si usa andare al mare. 
  • Sarebbe meglio non fumare quando si è incinte.
Esempi di si impersonale con i verbi riflessivi e pronominali:
  • Domenica ci si alza tardi.
  • In discoteca ci si diverte tantissimo.
  • Alle terme ci si rilassa perfettamente.
  • Qualche volta ai concerti ci si annoia tanto.
  • Di solito ci si incontra a casa sua.
  • In questi giorni ci si sveglia tardi. 

Il si impersonale con il passato prossimo:
  • Ieri sera si è partiti troppo tardi e non si è arrivati in tempo all'appuntamento.
  • Ieri notte si è fatto molto tardi in discoteca.
  • Domenica scorsa si è andati in piscina.
  • L'estate scorsa si è viaggiato in tutta Europa.
  • Qualche giorno fa si è parlato tantissimo di un tragico fatto di cronaca.
Passato prossimo impersonale di un verbo riflessivo:
  • Domenica scorsa ci si è alzati tardi.
  • Ieri sera, in discoteca, ci si è divertiti molto.
  • Alle terme ci si è rilassati perfettamente.
  • Ieri, al concerto, ci si è annoiati tanto.

Schemi per l'analisi logica


Il gerundio è una modo indefinito del verbo. Ha due forme, il gerundio presente ed il gerundio passato.


Costruzione del gerundio


  • are > -ando: andare > andando
  • ere > -endo: credere > credendo
  • ire > -endo: finire > finendo
Il gerundio passato si forma utilizzando le forme del gerundio presente dei verbi ausiliare più il participio passato del verbo principale:


Essendo andato Avendo creduto Avendo finito



L'uso del gerundio



In italiano incontriamo il gerundio nella cosiddetta forma progressiva, ovvero nella costruzione stare + gerundio, corrispondente all'inglese -ing form (I am doing something).


La forma progressiva dà un'idea di durata, di un'azione osservata nel momento del suo svolgimento:

  • Che cosa stai facendo?
  • Sto preparando la cena
La forma progressiva può essere anche utilizzata al passato, usando stare all'imperfetto:

  • Che cosa stavi facendo quando ti ho telefonato? Stavo litigando con mia moglie (la stessa idea di durata può essere espressa dall'imperfetto: che cosa facevi quando ti ho telefonato? - Litigavo con mia moglie.)



Il gerundio, tuttavia, viene anche utilizzato da solo col valore di una frase dipendente, spesso quando il soggetto della dipendente e della principale sono identici. Il gerundio in questi casi può avere la funzione di una frase dipendente:


Temporale Andando a casa ho incontrato Luca = mentre andavo a casa ho incontrato Luca
Condizionale Facendo più sport, vi sentirete più in forma = se fate più sport, vi sentirete più in forma
Modale Prendendo l'autobus ci vogliono dieci minuti = In autobus ci vogliono dieci minuti
Causale (spesso utilizzando il gerundio passato) Avendo vissuto un anno a Roma, parla italiano perfettamente = Poiché ha vissuto un anno a Roma parla italiano perfettamente.
Concessiva (introdotta da "pur") Pur avendo pochi soldi è andato un mese in vacanza alle Canarie = Anche se ha pochi soldi è andato un mese in vacanza alle Canarie

Come per le altre forme indefinite del verbo, i pronomi atoni, ci e ne seguono il gerundio. Esempi:

  • Devi parlare con Luca. Parlandoci, capirai i suoi problemi.
  • Maria non sopportava Anna. Incontrandola per strada, cambiava sempre direzione.
Quando i soggetti sono diversi il soggetto del gerundio segue il verbo. Esempi:

  • Essendo l'inglese la lingua più utilizzata nel mondo, i bambini la dovrebbero imparare già alle elementari.


I verbi servili (o modali) sono dovere, potere, volere. Questi verbi reggono l'infinito di un altro verbo, del quale indicano una particolare "modalità" (rispettivamente, la necessità, la possibilità, la volontà):

  • sono dovuto tornare(necessità)non ho potuto aiutarlo (possibilità)
  • Tiziana vuole dormire (volontà)

A sottolineare lo stretto legame tra il verbo servile e il verbo che lo segue, il primo ha per lo più l'ausiliare del secondo:

  • sono tornato / sono dovuto (potuto, voluto) tornare;
  • ho aiutato / ho potuto (dovuto, voluto) aiutare.

Ma è frequente trovare i verbi servili con l'ausiliare avere, anche quando il verbo che reggono richiede l'ausiliare essere:


  • sono tornato / ho dovuto (potuto, voluto) tornare.

In particolare, i verbi servili hanno l'ausiliare avere quando sono seguiti dal verbo essere:

  • ho dovuto (potuto, voluto) essere magnanimo.





Oltre a dovere, potere, volere, reggono l'infinito anche altri verbi come sapere (nel significato di "essere capace di"), preferire, osare, desiderare ecc.:

  • so parlare inglese;
  • preferirei andarci da solo;
  • non osa chiedertelo;
  • desideravamo tornare a casa.

Esempi d'uso:

  • Come, tu non puoi nemmeno assaggiarlo?
  • Ragazzi, questa sera volete andare a mangiare una pizza?
  • Tiziana, puoi accompagnarmi dal parrucchiere oggi alle cinque?
  • In casa nostra, noi figli sia maschi che femmine, dobbiamo aiutare nostra madre.
  • Hanno bisogno di una seconda macchina, ma non possono permettersela.
  • Vi accompagno io. A che ora dovete essere all'aeroporto?
  • L'aereo parte alle sette, ma i passeggeri devono presentarsi un'ora prima.
  • Perché tu non vuoi venire alla festa?


Come si coniugano i verbi servili nei tempi composti assieme a un verbo riflessivo?

Se il pronome riflessivo è legato all'infinito, il verbo servile prende l'ausiliare "avere".
Ho dovuto riposarmi.
Se il pronome riflessivo non è legato all'infinito, il verbo servile prende l'ausiliare "essere".
Mi sono dovuto riposare.



martedì 10 giugno 2014

La concordanza dei tempi del congiuntivo

Il verbo della frase principale è all'indicativo presente.


  1. Per esprimere anteriorità si usa il congiuntivo passato nella frase subordinata:
    Penso (oggi) che Giorgio (ieri o nel passato) sia andato a Barcellona.
  2. Per esprimere contemporaneità si usa il congiuntivo presente nella subordinata:
    Penso (oggi) che Giorgio (oggi) vada a Barcellona.
  3. Per esprimere posteriorità si usa il futuro semplice nella subordinata:
    Penso (oggi) che Giorgio (in seguito) andrà a Barcellona.



 Il verbo della frase principale è al passato.


  1. Per esprimere anteriorità si usa il congiuntivo trapassato nella frase subordinata:
    Pensavo (ieri o in un giorno nel passato) che Giorgio (prima di ieri o prima di quel giorno nel passato) fosse andato a Barcellona.
  2. Per esprimere contemporaneità si usa il congiuntivo imperfetto  nella frase subordinata:
    Ho pensato (ieri o in un giorno nel passato) che Giorgio (ieri o quel giorno nel passato) andasse a Barcellona.
  3. Per esprimere posteriorità si usa il condizionale passato nella frase subordinata:
    Pensavo (ieri o in un giorno nel passato) che Giorgio (nel futuro) sarebbe andato a Barcellona.



Il verbo della frase principale è al condizionale semplice.

  1. Per esprimere posteriorità si usa il congiuntivo imperfetto nella frase subordinata:
    Mi piacerebbe che tu smettessi di lavorare presto domani per andare al ristorante insieme.
  2. Per esprimere contemporaneità si usa il congiuntivo imperfetto nella frase subordinata:
    Vorrei che qualcuno mi aiutasse a correggere gli esami.
  3. Per esprimere anteriorità si usa il congiuntivo trapassato nella frase subordinata:
    Vorrei che l'anno scorso vi foste iscritti all'Università.


 




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Uso del congiuntivo
La concordanza dei tempi dell'indicativo

 

 Il verbo della principale è all'indicativo presente.

  • La dipendente esprime posteriorità, cioè l'azione della dipendente avviene dopo l'azione della principale : si usa l'indicativo presente o futuro.
- Sono certo che domani vado/andrò al mare.
  • La dipendente esprime contemporaneità, cioè le due azioni avvengono nello stesso momento: si usa l'indicativo presente.
- So che Lucia studia/sta studiando pianoforte.
  • La dipendente esprime anteriorità, cioè l'azione della dipendente è avvenuta prima: si usa l'indicativo passato prossimo/remoto, imperfetto.
- Ti dico che ieri Gloria si è laureata. Non mi credi?




Il verbo della principale è all'indicativo passato prossimo/remoto, imperfetto o trapassato prossimo.

  • La dipendente esprime posteriorità, cioè l'azione della dipendente avviene dopo l'azione della principale: si usa il condizionale composto.
- Nell'aprile del 1989 ero sicuro che avrei iniziato a lavorare in una scuola di montagna in novembre.
  • La dipendente esprime contemporaneità, cioè le due azioni avvengono nello stesso momento: si usa l'indicativo passato prossimo/remoto, imperfetto o trapassato prossimo.
- Anni fa mia madre mi diceva spesso che mio padre ballava molto bene.
  • La dipendente esprime anteriorità, cioè l'azione della dipendente è avvenuta prima: si usa l'indicativo trapassato.
- Quando arrivò era quasi mezzanotte e sapevo che aveva già cenato.
 





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L'accordo del participio passato è:
  • obbligatorio, quando questo è costituito dai pronomi diretti atoni di terza persona lo, la, li, le e con ne: ho visto dei libri interessanti e li ho comprati; devo comprare una camicia; ne ho viste alcune molto belle;
  • facoltativo, ma abbastanza diffuso, con i pronomi atoni oggetto non di terza persona: Marco ci ha salutati (o ci ha salutato); scusatemi, non vi avevo visti (o non vi avevo visto);
  • raro (e caratteristico di un registro letterario o elevato) quando il complemento oggetto non è un pronome atono (ho mangiata una mela). Questo tipo di accordo è appena più frequente quando l'oggetto è costituito dal pronome relativo che (i libri che ti ho regalati).
Pietro Trifone e Massimo Palermo. Grammatica italiana di base 



La grammatica consente (non obbliga) di concordare il participio dei verbi transitivi con il complemento oggetto, quando questo precede il verbo. È giusto dunque dire: "Le lettere che ho scritte", "Le cose che ho viste", "Ho letto i libri che mi hai prestati". Va da sé che non costituiscono errore le forme corrispondenti non concordate ("Le lettere che ho scritto" ecc.). La stessa cosa accade per i verbi riflessivi apparenti: si può dire "mi sono lavato le mani" o "mi sono lavate le mani". 

C'è un unico caso in cui il participio va concordato obbligatoriamente con l'oggetto. Ciò avviene quando il complemento oggetto è costituito dai pronomi atoni "lo", "la", "li": "Mi hai portato i libri? Sì, te li ho portati". Con le particelle "mi", "ti", "ci", "vi" in funzione di complemento oggetto l'obbligo di concordanza è facoltativo. È ugualmente corretto dire, parlando di una ragazza, "ti ho visto" come "ti ho vista". 

Rino de Rienzo
http://www.corriere.it/Rubriche/Scioglilingua/scioglilingua041002.shtml
  


Leggete quest'articolo sul sito dell'Accademia della Crusca per saperne di più.



L'indicativo imperfetto si usa:

  • per indicare un fatto ripetuto o continuato nel passato:
    Quando vivevo a Napoli mangiavo sfogliatelle ogni domenica.
    L'estate, da bambino, andavo sempre al paesino dei miei nonni.
  • per descrivere azioni, persone e luoghi nel passato:
    Da piccoli i miei fratelli litigavano sempre.
    Aveva gli occhi blu e i capelli biondi.
    Il tempo era caldo e umido
  • per indicare azioni e abitudini che erano in corso in un momento preciso:
    Adesso usiamo tutti il cellulare, prima usavamo il telefono fisso.
    Il mio cane era nella sua cuccia e dormiva tranquillamente.
  • per indicare azioni che si svolgono contemporaneamente nel passato:
    Ieri mentre bevevo una birra con Stefania ho ricevuto una telefonata importante.
    Mentre guardavo la TV giocavo col telefonino.
  • per rendere più cortese una richiesta:
    Volevo due etti di prosciutto.
  • per raccontare sogni e fantasie:
  • Ero in mezzo alla strada, potevo volare...



Morfologia dell'indicativo imperfetto

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