mercoledì 5 dicembre 2018



L’aggettivo MIGLIORE è il comparativo di "buono": più buono = migliore. 

Come tutti gli aggettivi, può precedere o seguire un sostantivo.

La mia migliore amica si chiama Stefania.
Il tiramisù di mia madre è il migliore del mondo!
Giorgio è il nostro migliore studente.

L’avverbio MEGLIO è il comparativo di “bene”: più bene = meglio.

Guida meglio, per favore! Ho mal di stomaco.
Mio padre cucina meglio di me.
Comportatevi meglio!


L’uso dell’avverbio meglio come aggettivo è tipico del parlato informale, e dunque è sconsigliabile nello scritto e nel parlato di una certa formalità:

I migliori anni
e non i *meglio anni.

domenica 25 novembre 2018




L'espressione tant'è vero che si usa per avvalorare quanto è stato detto precedentemente, portando nuove ragioni. 

Esempi:


  • Non sapeva ancora nulla, tant'è vero che (= prova ne sia che) ha continuato a lavorare come prima.
  • Non mi aspettavo una tua visita, tant'è vero che (= infatti) stavo per uscire.
  • Non sapevo nulla, tant'è vero che sono partito ugualmente.
  • Ti assicuro che quando sono uscito pioveva, tant'è vero che ho preso l'ombrello.
  • Faceva un caldo insupportabile, tant'è vero che mia figlia è svenuta.
  • Queste percentuali sono in aumento, tant'è vero che (= al punto che) tra le donne giovani l'incidenza sale al 20 %.





L'equivalente in inglese è so much so that:
  • He himself believed in freedom, so much so that he would rather die than live without it.
    Lui stesso credeva nella libertà, tant'è vero che avrebbe preferito morire piuttosto che vivere senza di essa.

giovedì 15 novembre 2018



Nuovo Contatto è un corso di lingua e civiltà italiana per stranieri che copre i livelli da A1 a C1. Ogni volume del corso si articola in: manuale per lo studente, sezione di esercizi, appendice di sintesi grammaticale. Si caratterizza per: 1) approccio lessicale: un'attenzione costante e strutturata allo sviluppo del lessico 2) a ricchezza dell'input, per favorire anche l'apprendimento passivo attraverso attività in cui lo studente è concentrato sul contenuto linguistico, e non sulla forma 3) temi significativi e di attualità, che riflettono la pluralità e la complessità dell'Italia contemporanea con un approccio che privilegia il confronto interculturale 4) possibilità di adattare il percorso alle esigenze del gruppo classe. Le unità si adattano ad essere percorse a strutturate in modo autonomo dall'insegnante.


Livelli A1-A2



Livelli B1-B2



Livello C1

sabato 10 novembre 2018



Un solido punto di riferimento per la lingua che cambia. La nuova grammatica di Luca Serianni e di alcuni tra i più autorevoli studiosi della linguistica italiana coniuga una trattazione esauriente e precisa con le esigenze dell’insegnamento scolastico. Il volume-base di Lingua comune comprende le parti sulla morfosintassi e sulle strutture della lingua e del testo. La trattazione si intreccia con l’ampia dotazione di esercizi di riconoscimento, analisi e produzione. La morfosintassi, in particolare, incorpora l’eserciziario di base, corredato di schemi e rubriche, indicazioni per l’analisi grammaticale, mappe di sintesi e verifiche formative. Sono inoltre presenti esercizi di recupero, di analisi grammaticale su tutta la morfologia, di analisi logica sulla sintassi. Una vivace rubrica, Italiano in movimento, fa il punto sulle trasformazioni della lingua e sul rapporto tra la norma e la fluidità degli usi. Scrivere bene. Il secondo, agile volume, Il libro di scrittura, è concepito come “spazio operativo” per guidare lo studente a mettere in pratica e potenziare le capacità di produzione di testi scritti (riassunto, tema, saggio breve ecc.). Alcune parti, come la sezione Un mondo di parole, integrano questa impostazione sul versante del lessico, abituando alla corretta comprensione e all’uso dei “mattoni” con i quali costruiamo il linguaggio.


lunedì 5 novembre 2018




Nella punteggiatura, i due punti hanno la funzione di spiegare, chiarire, dimostrare quello che è stato affermato nelle frasi precedenti.





In italiano. Il corso. Livello B2-C1.
di Gaia Chiuchiù e Angelo Chiuchiù



Affresco italiano C1. Corso di lingua italiana per stranieri
di Maurizio Trifone, Antonella Filippone e Andreina Sgaglione



Nuovo Magari C1/C2

di Alessandro De Giuli, Carlo Guastalla e Ciro Massimo Naddeo


Nuovo Contatto C1. Corso di lingua e civiltà italiana per stranieri

lunedì 29 ottobre 2018



Il Professore Patota ci spiega in questi video quando si usa la virgola.



Quando non va messa la virgola?




Il punto e virgola è un segno di punteggiatura che viene usato per collegare concetti affini, rendere più elegante il tuo stile di scrittura e far risultare più ordinati e ricercati i tuoi scritti - se lo usi a dovere! Se ti interessa sapere come usare correttamente questo - per molti, esoterico - segno di interpunzione, segui i consigli del Professore Patota!



Come si usa la virgola?

mercoledì 19 settembre 2018



PENSARE DI e PENSARE A sono due espressioni corrette, ma ciascuna ha un significato diverso:

Pensare di avere intenzione di fare qualcosa (esempio: penso di scrivergli una lettera) / avere un'opinione su qualcuno/qualcosa (esempio: non so cosa pensi di me)

Pensare a rivolgere i propri pensieri a qualcuno/qualcosa (esempio: penso a te) / prendersi cura di qualcuno/qualcosaoccuparsi di qualcuno/qualcosa (esempio: penso a riordinare la stanza)




lunedì 10 settembre 2018



1) Se si sceglie l'ausiliare del verbo retto dal servile, non si  sbaglia mai: es. "Ha dovuto mangiare" (come "ha mangiato"); "è dovuto partire" (come "è partito").

2) Se il verbo che segue il servile è intransitivo, si può usare  sia "essere" che "avere": es. "è dovuto uscire" o "ha dovuto uscire".

3) Se l'infinito ha con sé un pronome atono (mi, si, ti, ci, vi)  bisogna usare "essere" se il pronome è prima dell'infinito  (es. "non si è voluto alzare"), "avere" se il pronome è dopo  l'infinito (es. "non ha voluto alzarsi").

4) Se il servile è seguito dal verbo "essere", l'ausiliare sarà sempre "avere": es. "ha dovuto essere forte", "ha voluto  essere il primo".





domenica 9 settembre 2018



Tanti italiani hanno dubbi quando devono scrivere CE LO oppure CE L'HO. Dopo aver letto questa spiegazione, se li avevi anche tu, non li avrai più.





Tanti italiani hanno dubbi quando devono scrivere CE NE oppure CE N'È. Dopo aver letto questa spiegazione, se li avevi anche tu, non li avrai più.





Tanti italiani hanno dubbi quando devono scrivere CE oppure C'È. Dopo aver letto questa spiegazione, se li avevi anche tu, non li avrai più.



domenica 2 settembre 2018



1. Complemento di luogo di dove: Questo aereo viene dagli Stati Uniti. Il treno è partito da Roma. Trasferirsi dall’America in Europa.

2. Completo d’origine o provenienza: Il catalano deriva dal latino. Il Po nasce dal Monviso. Discende da una famiglia illustre. Il marmo si estrae dalle cave. Apprendemmo la notizia dai giornali. Santa Caterina da Siena. Leonardo da Vinci.

3. Completo di separazione o allontanamento: I monti Urali dividono l'Europa dall'Asia. Le montagne ci dividono dal mare. Mi sono liberato da questa preoccupazione. Staccare il mobile dalla parete. Pietro è molto diverso da suo fratello. Leone si è dimesso da presidente. Veronica Lario chiederà il divorzio da Berlusconi. Vivono lontani uno dall’altro.

4. Complemento di convenienza: È da sciocchi fare questo. È roba da matti. Fa una vita da cani. È un’azione da villano.




5. Complemento predicativo del soggetto: Luigi vive da pascià. Il soldato cadde da eroe. Ti parlo da amico.

Con l’aggettivo solo e con i pronomi personali tonici esplicita il carattere d’autosufficienza del soggetto riguardo all’azione: Questo lavoro lo faccio da solo. Pietro è uscito da solo. È abituato a fare tutto da sé.

6. Complemento di direzione a dove: Vado da Antonio. Vado dal medico. Vieni da me.

7. Complemento di qualità: Oggi ho visto l'uomo dai baffi biondi. È venuto la ragazza dal vestito marrone.

8. Complemento di finalità o destinazione di un oggetto: Macchina da cucire. Fucile da caccia. Sala da pranzo. Macchina da corsa. Sala da ballo. Vino da pasto. Abito da sera.

9. Complemento di conformità: La gente ti giudica da quello che fai.

10. Complemento di limitazione: È zoppo da un piede.

11. Completo di mezzo o strumento: Ti ho riconosciuto dalla voce.

12. Complementi di prezzo, valore e misura: Mi dia una caramella da 50 centesimi. Una banconota da 50 euro. Un camion da venti tonnellate.

13. Complemento di dipendenza: Questo dipende da te. Adesso tutto dipende dal prezzo del petrolio.

14. Introduzione di perifrasi di necessità o convenienza: È un film da vedere. Ho molte cose da fare. Non ho niente da dire. C’è poco da fare.

15. Introduzione di orazioni implicite consecutive: È roba da impazzire.


16. Sostituzione di orazioni temporali: Da ragazzo andavo spesso allo stadio.

17. Complemento di causa (la preposizione è articolata): Qui si muore dal freddo. Muoio dalla fame. Morire dallo spavento. Era pallido dalla paura.

18. Complemento agente: Questo libro è stato scritto da Italo Calvino. È stato colpito da una malattia grave. Il suo gesto è stato apprezzato da tutti.

venerdì 17 agosto 2018



Giving opinions in Italian
Esprimere la propria opinione




domenica 24 giugno 2018

Le proposizioni subordinate aggiuntive aggiungono un'informazione addizionale a ciò che è detto nella proposizione reggente. Sono introdotte dalle espressioni OLTRE A e OLTRE CHE + nome o verbo all'infinito, presente o passato.

Oltre a cantare bene, è anche una brava ballerina.
Oltre che leggere, dovresti anche ripetere.
Oltre a essere un grande scrittore, fu anche un ottimo traduttore.
Oltre a non lavorare, fa anche il prepotente.
Oltre a questo appartamento, ho anche una villa al mare.
Oltre che intelligente, è anche simpatica.
Oltre che farmi felice venendo, mi ha portato un bellissimo regalo.



martedì 19 giugno 2018



Le frasi limitative introdotte da per quanto... possono essere seguite dall'indicativo o dal congiuntivo:

Piero è stato via tutta la settimana per quanto ne so.
Per quanto ne sappia, Maria era contenta di questo accordo.
Per quanto ne so, non è successo nulla.
Per quanto ne sappia, tutte le farmacie sono chiuse.

L’uso del congiuntivo è molto più tipico del linguaggio formale.

Se, invece, queste frasi sono introdotte da che, si usa solo il modo congiuntivo:

Anna è laureata in medicina, che io sappia.
Nessuno al mondo è riuscito a fare di meglio, che io sappia.


lunedì 18 giugno 2018



Usiamo andare a trovare quando si fa visita ad una persona:

Sono andato a trovare la nonna.

In autunno andrò a trovare i miei amici tedeschi.
È da tempo che non vado a trovare i miei cugini.

Quando ci rechiamo in un luogo, lo visitiamo:


Voglio visitare la Germania.

L'estate scorsa ho visitato Berlino.
Vorrei visitare la Galleria degli Uffizi.

Quando un dottore esamina un malato, lo visita:


Sono stato visitato dal dottor Rossi.

Non mi sono ancora fatto visitare per il neo che ho sulla schiena.


sabato 16 giugno 2018



Per indicare un’ipotesi si può usare anche se + congiuntivo. In questo caso, anche se equivale a ammesso pure che o quandanche:

Anche se avesse la febbre, andrebbe a lavorare.
Anche se venissi con noi, non ti farebbero entrare.
Anche se glielo dicessi io, non mi ascolterebbe.
Anche se lavorassi fino a notte, non riuscirei comunque a finire
in tempo.
Anche se fossi single, la vita sarebbe comunque bella.
Anche se fosse così, cosa ci sarebbe di strano?
Anche se volesse, non ci riuscirebbe.
Anche se glielo chiedessi non mi direbbe niente.




lunedì 11 giugno 2018




Le congiunzioni causali denotano la ragione per cui si fa o si dice una cosa.

Prendi l'ombrello perché potrebbe piovere.
Siccome pioveva siamo tornati a casa.
Poiché è tardi non le telefono.
Giacché me lo chiedi, vieni pure con me.
Dato che si deve fare, è meglio cominciare subito.
Sbrigati, che è tardi.
Se lo sapevi perché non me lo hai detto?
Dal momento che le cose stanno così me ne vado.
Puoi sederti, visto che sei qui.


sabato 9 giugno 2018




Le congiunzioni condizionali introducono una proposizione condizionale esplicita.

Se fossi stato più attento non avresti sbagliato.
Purché se ne vada sono disposto ad accettare ogni sua pretesa.
Te lo darei, qualora tu lo volessi.
Ti raggiungerò a condizione che non piova.
Ti concederò di uscire a patto che tu studi.
Ammesso che arrivi entro cinque minuti, non riusciremo 
comunque a fare in tempo.
Posto che faccia bello, andremo al mare.
Ove (= nel caso in cui)  tu decida di uscire, telefonami.
Laddove non ottenesse un buon risultato, perderebbe la stima di sé stesso.




giovedì 7 giugno 2018



Le congiunzioni conclusive legano due proposizioni, sottolineando che la seconda è la conclusione logica della prima.

Ho perso la scommessa, dunque pagherò.
Ho scritto in fretta, quindi non badare troppo allo stile.
Non hai voluto seguire i miei consigli; ebbene, questo è il risultato.
Ho bisogno di aiuto, perciò ti ho chiamato.
Sono stanco, pertanto non esco.
Ho studiato molto, allora ho deciso di farmi un giro.
È piovuto tutto il giorno, di conseguenza non sono uscito.
Mi sono alzato tardi cosicché ho perso il treno.
Sono stanco e per questo [motivo] me ne vado a dormire.



lunedì 4 giugno 2018



Il verbo correre richiede l'ausiliare ESSERE quando si intende dare risalto alla meta da raggiungere:

Sono corsa a casa. Sono corso subito.
I pompieri sono corsi a spegnere l'incendio.
Sono corsa a vedere il telegiornale.
Il sudore gli è corso sulla fronte.
È corso (= passato) un anno prima che avessimo sue notizie.
Sono corse parole grosse tra di loro.

Richiede l'ausiliare AVERE quando si pone l'accento sull'azione in sé e nel significato di "partecipare a una corsa".

Ho corso un bel rischio.
È un cavallo che ha corso al palio.
Abbiamo corso velocemente.
Ho dovuto correre per finire il lavoro entro il termine stabilito




Tradizionalmente (nella lingua più sorvegliata) il verbo vivere si coniuga con l’ausiliare essere nell'uso intransitivo:

Sono vissuto qui a lungo.
Il nonno è vissuto fino a novant'anni.
La sua fama è vissuta a lungo.
Lo zio è vissuto (per) molti anni in Norvegia.

Nell'uso transitivo, vivere prende l’ausiliare avere:

Ho vissuto momenti di gioia.
Hanno vissuto giornate indimenticabili.
Gli è stato così vicino che ha vissuto le sue gioie e i suoi dolori.

Oggi, però, è ammesso l’ausiliare avere in entrambi i casi.


martedì 29 maggio 2018



A fianco è una locuzione avverbiale:

  • Ho messo a fianco due letti.
  • Negli scacchi, l’alfiere è a fianco del re e della regina.
  • Non fa niente, basta che tu mi stia a fianco.


Affianco è una forma del verbo affiancare:

  • Ti affianco per facilitare il tuo sviluppo.
  • Vi affianco per ottimizzare la presenza online della vostra azienda.
  • Ti affianco per farti raggiungere i tuoi obbiettivi. 



giovedì 24 maggio 2018



Il fine equivale a “lo scopo”, “l’intenzione”, “il proposito”:

Cosa pensi del motto “il fine giustifica i mezzi”?
Queste informazioni hanno un fine divulgativo.
Te lo dico al fine di metterti in guardia.

La fine equivale a “il finale”, “l’esito”, “il risultato”:

Alcuni credono che la fine del mondo sia vicina.
Andrò in vacanza prima della fine di luglio.
La fine del romanzo è triste.
Quale sarà la fine della tua domanda di sussidio?





L’avverbio anzi si usa sempre dopo una frase di senso negativo col significato di invece o al contrario:

Quell'albergo non era brutto, anzi mi piaceva.
Non è questo che intendevo dire, anzi intendevo esattamente il contrario.
Non è cattivo, anzi!

La congiunzione anziché significa invece di o piuttosto che:

Anziché cucinare, perché non andiamo in pizzeria?
Le regalerò un libro anziché un profumo.
Anziché andare a piedi, decise di chiedere un passaggio.


mercoledì 23 maggio 2018




Si sente dire:

Da quando sono piccolo, mangio sempre la frutta alla fine del pasto.
Amo il mare da quando sono piccola.

A meno che non siamo un bambino di sette anni che continua ad essere bambino oppure un adulto con complesso di Peter Pan, è preferibile dire:

Da quando ero piccolo, mangio sempre la frutta alla fine del pasto.
Amo il mare fin da piccola.



venerdì 19 gennaio 2018


I verbi servili (o modali) sono dovere, potere, volere. Questi verbi reggono l'infinito di un altro verbo, del quale indicano una particolare "modalità" (rispettivamente, la necessità, la possibilità, la volontà):

  • sono dovuto tornare(necessità)non ho potuto aiutarlo (possibilità)
  • Tiziana vuole dormire (volontà)

A sottolineare lo stretto legame tra il verbo servile e il verbo che lo segue, il primo ha per lo più l'ausiliare del secondo:

  • sono tornato / sono dovuto (potuto, voluto) tornare;
  • ho aiutato / ho potuto (dovuto, voluto) aiutare.

Ma è frequente trovare i verbi servili con l'ausiliare avere, anche quando il verbo che reggono richiede l'ausiliare essere:


  • sono tornato / ho dovuto (potuto, voluto) tornare.

In particolare, i verbi servili hanno l'ausiliare avere quando sono seguiti dal verbo essere:

  • ho dovuto (potuto, voluto) essere magnanimo.




Oltre a dovere, potere, volere, reggono l'infinito anche altri verbi come sapere (nel significato di "essere capace di"), preferire, osare, desiderare ecc.:

  • so parlare inglese;
  • preferirei andarci da solo;
  • non osa chiedertelo;
  • desideravamo tornare a casa.

Esempi d'uso:

  • Come, tu non puoi nemmeno assaggiarlo?
  • Ragazzi, questa sera volete andare a mangiare una pizza?
  • Tiziana, puoi accompagnarmi dal parrucchiere oggi alle cinque?
  • In casa nostra, noi figli sia maschi che femmine, dobbiamo aiutare nostra madre.
  • Hanno bisogno di una seconda macchina, ma non possono permettersela.
  • Vi accompagno io. A che ora dovete essere all'aeroporto?
  • L'aereo parte alle sette, ma i passeggeri devono presentarsi un'ora prima.
  • Perché tu non vuoi venire alla festa?

Come si coniugano i verbi servili nei tempi composti assieme a un verbo riflessivo?

Se il pronome riflessivo è legato all'infinito, il verbo servile prende l'ausiliare "avere".
Ho dovuto riposarmi.
Se il pronome riflessivo non è legato all'infinito, il verbo servile prende l'ausiliare "essere".
Mi sono dovuto riposare.


giovedì 18 gennaio 2018

I gradi dell'aggettivo


La qualità posseduta dall'aggettivo qualificativo può essere espressa in TRE GRADI DIVERSI:


GRADO POSITIVO Elegante
GRADO COMPARATIVO di MAGGIORANZA Lucia è più elegante di Marta
MINORANZA Marta è meno elegante di Lucia
UGUAGLIANZA Marta è (altrettanto/tanto) - (così) elegante quanto - come Serena
GRADO SUPERLATIVO RELATIVO Lucia è la più elegante di tutte
ASSOLUTO Lucia è elegantissima

Lucia è molto/veramente/tanto/assai elegante


Il comparativo


Comparativo di uguaglianza Luigi è (tanto) gentile quanto suo fratello.

Luigi è (così) studioso come me.
Comparativo di maggioranza Sono più giovane di lui.

La mia casa è più grande della tua.


Marco è più bello di Cristiano.
Comparativo di minoranza Ancona è meno grande di Milano.

Le mie scarpe sono meno comode delle tue.

Oggi Lina è meno simpatica del solito.


Utilizziamo di quando la parola che segue l'aggettivo è un sostantivo, un pronome, un avverbio non preceduti da preposizione.

Si usa più... di o meno... di quando la parola che segue l'aggettivo è un sostantivo, un pronome, un avverbio non preceduti da preposizione, dunque quando paragoniamo due sostantivi o due pronomi, non preceduti da preposizione e quando uno dei due termini di paragone è il soggetto della frase. Esempi:


  • La Germania è più popolosa della Catalogna.
  • Io sono più vecchio di te.
Si usa piùche o meno…che nei seguenti casi:


  • Paragone fra due aggettivi: Quella ragazza è più simpatica che bella.
  • Paragone fra due sostantivi (dove nessuno dei due è soggetto della frase): Mangio più verdure che carne.

  • Paragone fra due verbi: È più bello andare in vacanza che lavorare.
  • Paragone tra due complementi indiretti (nomi/pronomi preceduti da preposizione): Mi piace più mangiare al ristorante che in casa.
  • Paragone fra due avverbi: Meglio tardi che mai.



Il superlativo

Superlativo relativo:


  • Carlo è il ragazzo più intelligente (della classe)/(tra gli altri) (Cfr. comparativo: Carlo è più intelligente degli altri studenti.) Formiamo dunque il superlativo relativo aggiungendo l'articolo determinativo alla forma del comparativo.
Superlativo assoluto:


  • Carlo è molto/tanto/assai intelligente.
  • Carlo è intelligentissimo.
Il superlativo assoluto esprime un alto grado di una qualità, senza paragoni. Si forma anteponendo gli avverbi molto/tanto/assai all'aggettivo o aggiungendogli la desinenza -issimo.



Il superlativo assoluto si può anche formare ripetendo l'aggettivo:
  • Questo problema è facile facile
Comparativi e superlativi irregolari

Grado positivo Comparativo Superlativo relativo Superlativo assoluto
Buono Più buono/Migliore Il più buono/Il migliore Buonissimo/Ottimo
Cattivo Più cattivo/Peggiore Il più cattivo/Il peggiore Cattivissimo/Pessimo
Grande Più grande/Maggiore Il più grande/Il maggiore Grandissimo/Massimo
Piccolo Più piccolo/Minore Il più piccolo/Il minore Piccolissimo/Minimo

giovedì 4 gennaio 2018



L’alternanza tra i modi indicativo e congiuntivo nelle proposizioni oggettive è regolata da un criterio semantico, cioè di significato:

  • Usiamo l'indicativo per enunciare un fatto certo → sostengo che non è vero; 
  • Usiamo il congiuntivo per enunciare un fatto presunto o probabile → penso che il mio professore sia un genio.


Reggono il congiuntivo i verbi che esprimono "una volizione (ordine, preghiera, permesso), un'aspettativa (desiderio, timore, sospetto), un'opinione o una persuasione", tra cui:
accettare, amare, aspettare, assicurarsi, attendere, augurare, chiedere, credere, curarsi, desiderare, disporre, domandare, dubitare, esigere, fingere, illudersi, immaginare, lasciare, negare, ordinare, permettere, preferire, pregare, pretendere, raccomandare, rallegrarsi, ritenere, sospettare, sperare, supporre, temere, volere.


Richiedono, invece, l'indicativo i verbi che esprimono giudizio o percezione, tra cui accorgersi, affermare, confermare, constatare, dichiarare, dimostrare, dire, giurare, insegnare, intuire, notare, percepire, promettere, ricordare, riflettere, rispondere, sapere, scoprire, scrivere, sentire, sostenere, spiegare, udire, vedere.


Alcuni verbi possono avere l'indicativo o il congiuntivo, con sfumature diverse di significato:

ammettere,
  • ind. 'riconoscere': ammisi davanti al professore che non avevo studiato bene;
  • cong. 'supporre, permettere': ammettendo che tu abbia ragione, cosa dovrei fare?;
badare,
  • ind. 'osservare': cercò di non badare all'effetto che gli faceva quella strana voce;
  • cong. 'aver cura': mi consigliava di badare che non cadessi;
capire, comprendere,
  • ind. 'rendersi conto': non vuole capire che io non sono un suo dipendente;
  • cong. 'trovare naturale': capisco che tu voglia andartene;
considerare,
  • ind. 'tener conto': non considerava che nessuno voleva seguirlo;
  • cong. 'supporre': arrivò a considerare che non ci fossero altre possibilità;
pensare,
  • ind. 'essere convinto': penso anch'io che tu sei stanco;
  • cong. 'supporre': penso che tu sia stanco.








Libri che ti potrebbero interessare:

mercoledì 3 gennaio 2018

Uso di MICA


1) MICA ha la funzione di rafforzare la negazione. Posposto al verbo, equivale a "per nulla" o "affatto":

Non sono mica scemo!
Questa prova non è mica facile!
Non hai mica fatto il lavoro, vero?
Oggi non sto mica bene.
Non sono mica arrabbiata.
Non voleva mica ascoltarmi.



2) Usato senza la negazione, MICA ha valore negativo:

Mica sono matto!
Sono cose vere, mica stupidaggini!

– Stai bene?
– Mica tanto. (= poco, non tanto)

– Com'è questa birra?
– Mica male! (= non male)

Mica Male è una formula usata per esprimere un giudizio favorevole, ammirazione, apprezzamento o approvazione.

Mica male questo computer.
Mica male il libro che mi hai consigliato.
Mica male quella ragazza!
Mica male come idea!

3) MICA può trovarsi prima del verbo e sostituisce la negazione:

Ho promesso di portare i miei bambini al cinema, mica posso deluderli.
Mi avevi detto che avresti lavato i piatti, mica l'hai fatto!
Mica sono stupido.



4) In frasi dubitative o interrogative, MICA ha il significato di forse/per caso:

Hai la fronte molto calda, non avrai mica la febbre?
Non sarai mica arrabbiata?
Hai mica visto le mie scarpe?
Non ti ho mica Interrotta?



Libri che ti potrebbero interessare:

martedì 2 gennaio 2018

Metti alla prova la tua conoscenza della lingua italiana

Prova il tuo italiano svolgendo uno dei nostri 18 test interattivi per valutare il tuo livello di conoscenza della lingua italiana.

I nostri test sono utili sia a stranieri che imparano l'italiano sia a italiani che vorrebbero perfezionare la loro madrelingua.

Ogni test è composto di 20 domande su grammatica e lessico. Al termine si ottiene una valutazione distinta in 4 livelli: principiante, intermedio, distinto e ottimale.

Vai alla pagina dei test!



Impariamo italiano!