mercoledì 11 giugno 2014


La particella CI si usa con i verbi seguiti dalle preposizioni A, SU e IN:

La particella CI può fungere da avverbio di luogo:

La particella CI può fungere da complemento indiretto:

La particella CI può fungere da pronome dimostrativo:





Uso dei verbi ausiliari ESSERE e AVERE

 

Quando si ha un verbo modale o fraseologico che regge un infinito, l'ausiliare usato in genere è quello dell'infinito.

  • Ho potuto fare
    Sono dovuto uscire

  • Quando si ha un verbo modale che regge un verbo riflessivo o un riflessivo pronominale si ha come ausiliare:

    - essere, quando il pronome è proclitico (posto prima dei due verbi).
    Si è dovuto vestire
    Se ne sono dovuti andare


    - avere, quando il pronome è enclitico (posto dopo i due verbi).
    Ha dovuto vestirsi
    Hanno dovuto andarsene



  • Nella maggior parte dei verbi intransitivi si usa l'ausiliare essere; tuttavia un consistente numero di intransitivi vuole avere.

    - Si usa l'ausiliare avere con i verbi: abitare, agire, avere, sognare, cenare, dormire, giocare, ubbidire, ridere, pensare, piangere, stillare, riposare, soffrire, tossire, gridare, pranzare, ecc.
    Ha avuto molto da fare ieri
    Ho dormito un po', poi sono uscito
    Hanno giocato a lungo nel prato
    Hai pensato veramente a tutto

    - Si usa l'ausiliare essere con i verbi: accadere, capitare, giungere, partire, succedere, andare, costare, impazzire, restare, svanire, arrivare, diventare, invecchiare, rimanere, uscire, avvenire, entrare, morire, scomparire, venire, cadere, essere, nascere, stare, ecc.Sono stato a Roma ieri
    Era accaduto un fatto molto strano
    È nato in campagna
    Erano morti dieci anni prima
    Siamo rimasti fino a notte tarda
    È svanita nel nulla
    Siamo stati insieme a cena
Possono utilizzare sia essere che avere:
  1. I verbi impersonali che indicano fenomeni atmosferici senza sostanziale differenza di significato:
    ha/è piovuto / grandinato / tuonato / gelato / lampeggiato


    Un tempo la grammatica prescriveva per questi verbi l'uso dell'ausiliare essere. Oggi secondo alcune grammatiche, si dovrebbe usare essere quando ci si riferisce al fenomeno in sé, avere quando ci si riferisce alla durata nel tempo del fenomeno.


  2. Alcuni verbi hanno avere o essere a seconda che siano usati transitivamente (cioè che abbiano un oggetto espresso) oppure intransitivamente:
    affondare, calare, cominciare, crescere,  finire, fuggire, guarire, ingrassare, salire, saltare,  scendere, vivere, ecc.

    Ha vissuto una vita modesta – È vissuto fino ai 90 anni
    Ha saltato l'ostacolo – È saltato l'interruttore
    Hanno finito il lavoro – Il lavoro è finito
    Hanno sceso le scale – I prezzi sono scesi molto
    Il professore ha cominciato la lezione – La lezione è cominciata
    Abbiamo risalito il fiume – Siamo risaliti di sopra
    Ha cresciuto i figli in base a sani principi – È cresciuto in campagna
    Ho corso un grave pericolo – È corso a casa

    Quando non è indicata la meta, si usa sempre l'ausiliare avere. Ho passeggiato, ho camminato, ho girato, ecc.
    Gino Bartali ha corso per tutta la vita in bicicletta




Uso dei verbi ausiliari ESSERE e AVERE

 

Uso del SI impersonale

Si con valore impersonale

Nella frase:  Si parla e non si fa nulla.

Il verbo è alla terza persona singolare, non ha un soggetto determinato e il si equivale all'indefinito uno.

Si parla, si fa, sono forme impersonali, forme senza soggetto, alla terza persona, introdotta da si (l'ausiliare è sempre essere: Non si è saputo nulla). Questo si  è chiamato si impersonale.

Forme impersonali assai comuni sono:
si dice, si tramanda, si racconta, si sa, si crede, si pensa, si fa, si sta, si parte, si arriva ecc.





Esempi di frasi con il Si con valore impersonale:
  • Tra pochi giorni si festeggia tutti insieme.
  • Spesso si sta fuori fino a tardi.
  • Tra due settimane si andrà in vacanza.
  • Non si sa di cosa parla questo libro?
  • In genere, si parte presto quando si va all'aeroporto.
  • Domenica si va in montagna.
  • Non si deve usare il cellulare in classe. 
  • Per quell'esame si deve studiare molto.  
  • In quel negozio si vendono delle belle scarpe.
  • In quel forno si fa un ottimo pane.  
  • D'estate si usa andare al mare. 
  • Sarebbe meglio non fumare quando si è incinte.

Esempi di si impersonale con i verbi riflessivi e pronominali:
  • Domenica ci si alza tardi.
  • In discoteca ci si diverte tantissimo.
  • Alle terme ci si rilassa perfettamente.
  • Qualche volta ai concerti ci si annoia tanto.
  • Di solito ci si incontra a casa sua.
  • In questi giorni ci si sveglia tardi. 


Il si impersonale con il passato prossimo:
  • Ieri sera si è partiti troppo tardi e non si è arrivati in tempo all'appuntamento.
  • Ieri notte si è fatto molto tardi in discoteca.
  • Domenica scorsa si è andati in piscina.
  • L'estate scorsa si è viaggiato in tutta Europa.
  • Qualche giorno fa si è parlato tantissimo di un tragico fatto di cronaca.
Passato prossimo impersonale di un verbo riflessivo:

  • Domenica scorsa ci si è alzati tardi.
  • Ieri sera, in discoteca, ci si è divertiti molto.
  • Alle terme ci si è rilassati perfettamente.
  • Ieri, al concerto, ci si è annoiati tanto.

Schemi per l'analisi logica

martedì 10 giugno 2014

Concordanza dei tempi del congiuntivo

 

Il verbo della frase principale è all'indicativo presente.

  1. Per esprimere anteriorità si usa il congiuntivo passato nella frase subordinata:
    Penso (oggi) che Giorgio (ieri o nel passato) sia andato a Barcellona.
  2. Per esprimere contemporaneità si usa il congiuntivo presente nella subordinata:
    Penso (oggi) che Giorgio (oggi) vada a Barcellona.
  3. Per esprimere posteriorità si usa il futuro semplice nella subordinata:
    Penso (oggi) che Giorgio (in seguito) andrà a Barcellona.

Principale Subordinata rapporto temporale

Maria crede

(presente)

che io sia andato a Napoli.
(congiuntivo passato)
anteriorità
che io vada a Napoli.
(congiuntivo presente)
contemporaneità
che andrò a Napoli.
(futuro semplice)
posteriorità



 Il verbo della frase principale è al passato.


  1. Per esprimere anteriorità si usa il congiuntivo trapassato nella frase subordinata:
    Pensavo (ieri o in un giorno nel passato) che Giorgio (prima di ieri o prima di quel giorno nel passato) fosse andato a Barcellona.
  2. Per esprimere contemporaneità si usa il congiuntivo imperfetto  nella frase subordinata:
    Ho pensato (ieri o in un giorno nel passato) che Giorgio (ieri o quel giorno nel passato) andasse a Barcellona.
  3. Per esprimere posteriorità si usa il condizionale passato nella frase subordinata:
    Pensavo (ieri o in un giorno nel passato) che Giorgio (nel futuro) sarebbe andato a Barcellona.

Principale Subordinata rapporto temporale

Maria credeva

(imperfetto)

che fossi andato a Napoli.
(congiuntivo trapassato)

anteriorità
che andassi a Napoli.
(congiuntivo imperfetto)
contemporaneità
che sarei andato a Napoli.
(condizionale passato)
posteriorità


Il verbo della frase principale è al condizionale semplice.

  1. Per esprimere posteriorità si usa il congiuntivo imperfetto nella frase subordinata:
    Mi piacerebbe che tu smettessi di lavorare presto domani per andare al ristorante insieme.
  2. Per esprimere contemporaneità si usa il congiuntivo imperfetto nella frase subordinata:
    Vorrei che qualcuno mi aiutasse a correggere gli esami.
  3. Per esprimere anteriorità si usa il congiuntivo trapassato nella frase subordinata:
    Vorrei che l'anno scorso vi foste iscritti all'Università.







Per saperne di più:

Concordanza dei tempi con il congiuntivo: l'anteriorità
https://aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2019/09/26/concordanza-dei-tempi-con-il-congiuntivo-lanteriorita/

Concordanza dei tempi con il congiuntivo: la contemporaneità
https://aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2019/05/23/concordanza-dei-tempi-con-il-congiuntivo-la-contemporaneita/

Concordanza dei tempi con il congiuntivo: la posteriorità
https://aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2019/12/05/concordanza-dei-tempi-col-congiuntivo-la-posteriorita/


 

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Uso del congiuntivo


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Concordanza dei tempi dell'indicativo

 Il verbo della principale è all'indicativo presente.

  • La dipendente esprime posteriorità, cioè l'azione della dipendente avviene dopo l'azione della principale : si usa l'indicativo presente o futuro.
- Sono certo che domani vado/andrò al mare.
  • La dipendente esprime contemporaneità, cioè le due azioni avvengono nello stesso momento: si usa l'indicativo presente.
- So che Lucia studia/sta studiando pianoforte.
  • La dipendente esprime anteriorità, cioè l'azione della dipendente è avvenuta prima: si usa l'indicativo passato prossimo/remoto, imperfetto.
- Ti dico che ieri Gloria si è laureata. Non mi credi?



Il verbo della principale è all'indicativo passato prossimo/remoto, imperfetto o trapassato prossimo.

  • La dipendente esprime posteriorità, cioè l'azione della dipendente avviene dopo l'azione della principale: si usa il condizionale composto.
- Nell'aprile del 1989 ero sicuro che avrei iniziato a lavorare in una scuola di montagna in novembre.
  • La dipendente esprime contemporaneità, cioè le due azioni avvengono nello stesso momento: si usa l'indicativo passato prossimo/remoto, imperfetto o trapassato prossimo.
- Anni fa mia madre mi diceva spesso che mio padre ballava molto bene.
  • La dipendente esprime anteriorità, cioè l'azione della dipendente è avvenuta prima: si usa l'indicativo trapassato.
- Quando arrivò era quasi mezzanotte e sapevo che aveva già cenato.
 




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Accordo del participio passato


L'accordo del participio passato è:

  • obbligatorio, quando questo è costituito dai pronomi diretti atoni di terza persona lo, la, li, le e con ne: ho visto dei libri interessanti e li ho comprati; devo comprare una camicia; ne ho viste alcune molto belle;
  • facoltativo, ma abbastanza diffuso, con i pronomi atoni oggetto non di terza persona: Marco ci ha salutati (o ci ha salutato); scusatemi, non vi avevo visti (o non vi avevo visto);
  • raro (e caratteristico di un registro letterario o elevato) quando il complemento oggetto non è un pronome atono (ho mangiata una mela). Questo tipo di accordo è appena più frequente quando l'oggetto è costituito dal pronome relativo che (i libri che ti ho regalati).
Pietro Trifone e Massimo Palermo. Grammatica italiana di base 



La grammatica consente (non obbliga) di concordare il participio dei verbi transitivi con il complemento oggetto, quando questo precede il verbo. È giusto dunque dire: "Le lettere che ho scritte", "Le cose che ho viste", "Ho letto i libri che mi hai prestati". Va da sé che non costituiscono errore le forme corrispondenti non concordate ("Le lettere che ho scritto" ecc.). La stessa cosa accade per i verbi riflessivi apparenti: si può dire "mi sono lavato le mani" o "mi sono lavate le mani". 

C'è un unico caso in cui il participio va concordato obbligatoriamente con l'oggetto. Ciò avviene quando il complemento oggetto è costituito dai pronomi atoni "lo", "la", "li": "Mi hai portato i libri? Sì, te li ho portati". Con le particelle "mi", "ti", "ci", "vi" in funzione di complemento oggetto l'obbligo di concordanza è facoltativo. È ugualmente corretto dire, parlando di una ragazza, "ti ho visto" come "ti ho vista". 

Rino de Rienzo
http://www.corriere.it/Rubriche/Scioglilingua/scioglilingua041002.shtml
  


Leggete quest'articolo sul sito dell'Accademia della Crusca per saperne di più.






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